LA NOSTRA STORIA
Sfogliando la storia della nostra comunità, come risulta dal seguito di questo articolo, appare sintomatico che la fede ha avuto un'impronta particolare nella devozione alla Madonna: da una piccola Cappelletta dedicata alla Madonna delle Grazie, di cui fa fede il bellissimo affresco del 1400 circa, alla statua lignea della Madonna Addolorata del 1600, portata in paese dai Servi di Maria, i quali hanno educato alla fede la nostra popolazione dal 1400 al 1800 circa.
Questa devozione alla Madonna rimane radicata anche nel periodo di transizione, durato oltre un secolo, che va dalla cacciata dei Serviti del 1798, fino al 1914 con la erezione della Parrocchia voluta dal. primo Parroco don Fulvio Perego.
Don Fulvio, appoggiato dal Cardinal Ferrari, accompagnò la nostra comunità dal 1914 al 1945, un periodo travagliato da ben due guerre mondiali.
Dal 1945 al 1967 il secondo Parroco, don Guido Marchesi, guidò la comunità nel periodo della ricostruzione postbellica e nella rivoluzione culturale della popolazione, che passò da una società contadina ad una industriale, con tutte le problematiche annesse a questa radicale trasformazione a riguardo della vita di Fede e dei costumi.
Dal 1968 al 1977 Don Giovanni Tavecchia resse la comunità nel periodo della cosiddetta "contestazione sessantottina " pieno di luci ed ombre, che tutti conosciamo perché fu un fenomeno nazionale.
Dal 1977 sono Parroco di questa Parrocchia e, oltre a por mano per trasformare un Convento del 1500 in un complesso funzionale da adibire ad Opere Parrocchiali, devo accompagnare la comunità in un cammino di Fede, in un periodo di ‑secolarismo - in cui si crede di poter vivere senza Dio e pensare solo egoisticamente a sé stessi.
La devozione alla nostra Madonna Addolorata, tuttavia ci aiuterà senz'altro a superare ogni difficoltà.
Parroco Don Carlo Turrini.
Nella località di Santa Maria, fin dal 1280 esistevano: una Cappella dedicata alla Madonna e due Cappelle, private, dedicate a Santa Veronica.
Una Cappella di Santa Veronica era posta ad Hoè Superiore, probabilmente di proprietà e all'interno del Castello dei De Capitani, signori di molte terre, e l'altra in Tremonte, dove vivevano altre ricche famiglie dei De Capitani.
La Cappella dedicata a Santa Maria, invece, era stata voluta e costruita dal popolo, il quale viveva sparso in vari cascinali, ed era sottoposta alla cura spirituale della vastissima Parrocchia di Brianza.
Purtroppo le vicende calamitose e le lotte tra il Ducato di Milano ed il Ducato di Venezia ridussero gli abitanti della zona in miseria, e questi, impossibilitati a pagare le decime alla Parrocchia di San Vittore di Brianza, crearono il problema dell'assistenza spirituale di un Cappellano.
Compadroni della Cappella di S. Maria erano i capi famiglia della Comunità di Hoè, Tremonte, Bosco, Prestabbio, Rovagnate, Perego, ed altri luoghi, i quali, riunitisi, decisero di chiamare i Frati Serviti e di donare al loro Ordine la Cappella con le case per la fondazione di un Convento e per attendere all'assistenza religiosa delle popolazioni locali.
La donazione venne ufficializzata con Istromento del 12/4/1456 redatto dal Notaio Cristoforo Perego e per i Frati era presente il Padre Generale Nicolò da Perugia.
L'atto fu approvato nel 1462 e definito nel 1478 per il rapporto con la pieve di Missaglia.
Così inizia la storia del piccolo Convento che trattava bestiami, grani e lavorava oro e argento: la Chiesa fu ampliata e decorata per lasciti e fin dal 1491 abbiamo notizie che certi nobili di nome Perego intendevano far dipingere figure della Vergine e quella rimasta affrescata nell'ultima Cappella di sinistra ne è una bella prova.
Nel 1504 il Convento ottenne una bolla con la quale veniva riconosciuta la Confraternita del S.Rosario, in modo che i favori, le indulgenze e le proprietà rimanessero legati alla Cappella di Santa Maria: ogni prima domenica del mese vi era la processione del S. Rosario, che pur uscendo dal Convento non superava mai la proprietà dei Frati.
Ai tempi di San Carlo, i quattro Frati tenevano un edificio già munito di diverse Cappelle e continuavano la Fiera dell'Addolorata, pur proibita, per la quale anzi nel 1595 acquistarono terra per la nuova piazza.
Con la visita pastorale del 19/8/1571, San Carlo cercò di mettere ordine nei possedimenti religiosi della vastissima Parrocchia di Brianza e per quanto riguarda Santa Maria Hoè, tentò di riordinare la cappellanìa di S. Veronica con un Oratorio in Hoè Superiore e uno a Tremonte, l'antico Oratorio di Cereda intitolato a S. Rocco, terreni e boschi di proprietà.
Nella frazione del Bosco esisteva l'Oratorio di Santa Petronilla di proprietà dei Canonici Lateranensi.
In questa occasione fu anche chiesta l'istituzione di una Parrocchia, ma inutilmente.
A sovraintendere gli ordini impartiti fu la Parrocchia di San Vittore di Brianza, ma si farà ben poco e tutto andrà avanti come prima.
Il 7/9/1609 il Card. Federico Borromeo divise in quattro la vastissima ed antìchissima Parrocchia di Brianza ed alla Parrocchia di Rovagnate vennero affidate diverse frazioni: Tremonte, Bosco, Cornera, Santa Maria Hoè, i due Hoè, Prestabbio e Cassinette, in tutto un'insieme di 369 abitanti.
I Frati erano in continuo movimento e nel 1613 la Chiesa fu finita ed ingrandita, i fedeli affluirono da tutte le frazioni e si fecero delle Processioni all'aperto che causarono lamentele da parte della Parrocchia di Rovagnate.
Un altro motivo di lamentela era la sepoltura dei morti che la gente di Santa Maria voleva nella prossimità del Convento, perché così si era sempre fatto, mentre il Parroco di Rovagnate, forse per non perdere gli utili dei funerali, desiderava seppellirli nel cimitero della Parrocchia (e così fu fino al 1774 quando Maria Teresa d'Austria proibì le sepolture nelle adiacenze delle Chiese ed i Frati dovettero contribuire alla costruzione di un cimitero della Parrocchia).
Il parroco lamentava anche che la popolazione delle comunità aggregate non frequentasse la Chiesa parrocchiale e lamentava la mancanza di elemosine alla chiesa stessa.
Arrivarono nella zona diverse calamità che ridussero le popolazioni in miseria: la peste di ‑ manzoniana memoria ‑, le lotte fra francesi e spagnoli, le tempeste del 1632, 1634, 1638 ed anche i Frati, indebitati, furono costretti a chiedere un mutuo al curato di Colnago nel 1662.
Dal 1713, sotto il governo austriaco, le comunità acquistarono più consistenza ed i Padri Serviti di Santa Maria si accinsero a ricostruire il Convento perché gli antichi fabbricati erano diventati pericolanti, acquistarono terreni e case civili sempre con donazioni.
La grande fiera che si teneva sul piazzale del Convento nel giorno dei Dolori di Maria Vergine fu soppressa nel 1780 e ripristinata quattro anni più tardi col trasferimento al 21 settembre, giorno di San Matteo.
Il priore dei Frati chiese di instaurare anche un mercato nel giorno di mercoledì che desse possibilità alla povera comunità di vendere i prodotti locali in esubero (uova, burro, vino, castagne, frutta, ecc) e di acquistare a buon prezzo quelli che scarseggiavano (riso, legumi, lino, olio, ecc).
Il primo mercato a Santa Maria Hoè fu tenuto il 6 ottobre 1784 sul piazzale del Convento ed i Frati, dopo alcune controversie, riscossero un canone annuo dalla comunità per il suolo.
Iniziò nel frattempo il susseguirsi dei Governi di Francia e d'Austria: le leggi variavano secondo gli usurpatori e le tasse per gli armamenti militari ricadevano sul popolo.
Napoleone ordinò la soppressione e la vendita di vari Monasteri per far fronte ai bisogni della Repubblica Cisalpina ed il Convento di Santa Maria fu richiamato alla Nazione in data 10 agosto 1798 per essere poi venduto al cittadino francese Bernardo Duort. Il frate priore Ghioldi dovette inventariare tutti i beni del convento e seguire le vendite di tutti i possedimenti: dopo di che i frati lasciarono S. Maria Hoé.
La Chiesa ed il piazzale antistante furono acquistati dall'allora sindaco Giuseppe De Capitani con il sostegno morale della comunità, con lo scopo di riservarli al popolo e continuare il mercato sulla piazza, ma conseguentemente diminuirono le celebrazioni fino ad arrivare ad una S. Messa alla settimana, mentre per tutto il resto si dipendeva dalla Parrocchia di Rovagnate.
All'inizio del secolo XX, la Chiesa apparteneva ancora alla famiglia De Capitani che ne conservava i diritti delle funzioni e ad officiare la S. Messa dal 1903 al 1909 veniva Don Fulvio Perego, il quale desiderava acquistarla e costituire una Parrocchia.
Caparbiamente e con molta forza d'animo, il Sacerdote, dal 24 settembre 1912 con il favore di tutta la comunità e l'appoggio del Comune di Santa Maria, iniziò i lavori di restauro della Chiesa aiutato da molti volontari: il 20 febbraio 1913 Don Fulvio Perego si insediò in Santa Maria Hoè ed il 2 marzo potè officiare la prima Santa Messa.
Venne anche ristrutturata la futura casa parrocchiale e acquistato un organo nuovo.
Inutile dire che il Parroco di Rovagnate non vide di buon occhio l'intenzione di Don Fulvio di erigere una Parrocchia nel suo territorio e cercò in tutti i modi di ostacolarne il progetto, ma il 23 Aprile 1914 giunse finalmente il decreto da Milano e Santa Maria Hoè fu Parrocchia.
Occorre aspettare il 5 novembre 1918, quando si tenne a Santa Maria la prima "Congregazione Plebana ", per giungere ad un accordo tra i vari Parroci e far accettare a tutti la nuova Parrocchia.
Il 13 settembre 1921 venne firmato l'Istromento di vendita a Don Fulvio dell’ex convento attiguo alla Chiesa. Seguiranno anni finanziariamente difficili per la nuova Parrocchia, sempre in movimento tra restauri e nuovi acquisti.
Le Cappelle di Santa Veronica e di Santa Petronilla versano ormai in grave stato di abbandono denunciato anche dal Card. Schuster nella sua visita del 7 e 8 marzo 1935 e verranno anch'esse restaurate.
A Don Fulvio si succedono altri Parroci, ma dobbiamo giungere all'attuale Parroco di Santa Maria Hoè, Don Carlo Turrini, arrivato in parrocchia il 6 gennaio 1978, per avere un notevole impulso al recupero delle bellezze artistiche presenti nella Chiesa e nel Convento, recupero che prosegue tutt'ora.
L'intera ristrutturazìone fu iniziata con interventi strutturali che hanno interessato un complesso dell'anno 1500, che era un Convento, e da cui sono stati tratti: aule di catechismo, salone per giochi al coperto e cortili per ricreazione, sette appartamenti per inquilini in difficoltà, il Circolo Parrocchiale ed diverse sedi per opere parrocchiali.
Alla Chiesa ed al Convento sono stati rifatti tutti i tetti, con essi le canalerie e le facciate, anche il campanile ha subito una ristrutturazione totale; i lavori sono proseguiti poi con il rifacimento degli impianti idraulici, degli impianti elettrici, degli impianti di riscaldamento. E' iniziato quindi il restauro degli interni: degli affreschi alle pareti, della volta dell'abside e del presbiterio, dell'organo Bernasconi, del coro ligneo del 1600, dei quattro portoni in legno, della bussola in legno, dei confessionali. I restauri interni sono iniziati nel 1987 e finiti nel 1993 sotto la guida di Giacomo Luzzana.
Nella visita del 17 gennaio 1998 S.E. il Card. Carlo Maria Martini ha benedetto la piazza, appena rimessa a nuovo, le due statue di bronzo inserite nelle nicchie sulla facciata della Chiesa raffiguranti Sant'Ambrogio e il Card. Ferrari ed ha consacrato la Chiesa e il nuovo altare.
Chiesa Parrocchiale
La facciata
La facciata odierna della Chiesa fu sistemata, probabilmente, al momento della formazione della grande piazza, nel primo 1700, compresa la fronte a due ordini mossa da lesene e portali barocchetti, datati 1745; superiormente risulta incompiuta con un effetto che ha fatto pensare all'intervento secentesco di Carlo Buzzi.
La navata della Chiesa
La grande navata che ora si apprezza, fra le più importanti architetture della zona, fu lavoro avviato poco dopo il 1600 e finito, come abbiamo detto prima,verso il 1613.
La navata, con volta a botte, è fasciata da un robusto cornicione in pietra e scandita da lesene corinzie in arenaria, che incorniciano la controfacciata e le tre Cappelle per lato.
Le sei cappelle
La prima e l'ultima cappella a destra, rispettivamente dette “Cappella di San Giovanni Battista” e "Cappella del Rosario e di San Giuseppe”, furono decorate all'inizio del 1600.
Nella prima, sopra l'altare, vi è una splendida tela della decollazione del Battista fra i Santi Fermo e Rustico: sono la più fresca e originale prova di Camillo Procaccini in tutta la Brianza; poco più tarda è la decorazione dell'altra Cappella, anticipata nel prospetto, dall' Annunciazione e da figure di Santi, riccamente illustrata da stucchi dello scultore Giacomo Bono: nel 1622 venne affrescata con i riquadri dei Misteri da Giovan Mauro della Rovere detto il Fiammenghino.
A queste due felicissime prove del Manierismo milanese, si contrappone la terza Cappella di sinistra, quella della Madonna delle Grazie.
Il pittore casalese del Settecento, Pier Francesco Guala, vi dipinse monumentali profeti intorno all'effige della venerata Madonna con Bambino, affrescata su una sezione di muro nel 1400 e da lui poi trasferita nella Cappella.
Le altre tre Cappelle: la Cappella del Crocefisso, la Cappella del Battistero e la Cappella di Sant'Antonio Abate, sono con il pulpito ligneo e la volta, che è abbellita da medaglioni con sfondati di cieli, elementi settecenteschi di sapore barocchetto di alta qualità.
Nella cappella di Sant'Antonio Abate, che è anche compatrono di Santa Maria, vi è una tela del 1600 con l'effige del Santo, a prova che la tradizionale festa del 17 gennaio ”Festa de S. Antoni del purcel” risale a tempi antichi: in questa giornata si benedicevano gli animali, il sale per gli animali e le candeline sottilissime.
Questa festa è, a tutt'oggi, molto sentita anche dalla gente del circondario.
L'organo
Nel presbiterio, a sinistra, si trova un elaborato ed antico organo a canne costruito nel 1885 dalla Famiglia Bernasconi di Varese.
L'originale fisionomia era quella del classico organo meccanico a catenacciatura, ma l’intervento effettuato, probabilmente negli anni 1920/30, ha mutato radicalmente la struttura originaria di tale strumento, modificando la trasmissione con l'asportazione della catenacciatura originale dei registri, per l'inserimento della leva Baker. L'intervento è stato effettuato dalla ditta Maroni di Varese e tutto il resto è rimasto originale.
L'ultimo restauro, conclusosi nel 1996, ha voluto privilegiare la funzione pastorale dell'organo, aggiungendo una consolle che desse la possibilità di accompagnare l'assemblea o la corale senza accedere alla balconata ridotta di spazio.
L'organo restaurato è stato inaugurato con un importante concerto tenutosi in data 1 giugno 1996.
I1presbiterio
Nel Presbiterio emerge naturalmente per alta qualità, il lavoro del quadraturista che inventa l'incorniciatura dipinta della statua lignea dell'Addolorata del 1600.
Dietro al grandioso altare del 1765, vi è il vasto coro ligneo semicircolare di noce lombarda del 1600; di notevole interesse sono anche i seggi lignei del 1700 (a sinistra dell'altare), i confessionali di noce e radica del 1700 e la bussola in noce e radica del 1800.
Le pareti sono affrescate da due scene tratte dalla vita di San Filippo Benizzi, uno dei fondatori dell'Ordine dei Serviti: le opere sono attribuite a Federico Ferrario.
Il Convento
La ricostruzione del Convento ebbe inizio nel 1720, proseguendo con nuovi fabbricati verso oriente, che presentano caratteri monumentali, come nel vano dello scalone in pietra di grande effetto rococò, sovrastato da finti stucchi simbolici, con al centro una allegoria delle virtù sorrette dallo Spirito Santo. Nei locali del Circolo parrocchiale vi è un affresco che copre la volta dell'antica sala capitolare delle riunioni dei Frati: esso rappresenta la Vergine insieme al sette Santi Fondatori dell'ordine dei Serviti.
Nel salone adiacente l'attuale Circolo, vi è un altro affresco che testimonia la venerazione di San Giobbe, protettore dei bachi da seta. Il mercato dei bozzoli tenuto sulla piazza di Santa Maria, era il più importante della Brianza Orientale e rappresentava lavoro e ricchezza per la popolazione.
Altri affreschi simbolici decorano le sale, ora Casa Parrocchiale: in un ovale è composta la Temperanza che bandisce i segni della Vanità; nell'altro tondo, alcuni putti alati attorniano l'emblema dei serviti.
Chiesa di Santa Veronica ad Hoé Superiore
Come abbiamo detto all'inizio, la Cappella esisteva già nel 1280 ed è stata più volte rimaneggiata come si intuisce dai due oculi della facciata, di sapore medioevale ed infine restaurata alla fine del 1700.
Nel semplice interno, si nota sulla sinistra una parte della costruzione più antica, mentre il presbiterio con volta a crociera venne riattato nel 1706.
La rara raffigurazione della Veronica, che tiene il drappo con il volto di Cristo, è un affresco ritenuto del secolo XIII; il restauro del 1981 ha messo in luce frammenti di un altro personaggio e di una torre, oltre che una monofora con fogliami, probabilmente del periodo romanico.
Chiesa di Santa Veronica a Tremonte
La Cappella era presente sul territorio fin dal 1280 e apparteneva alla ricca famiglia dei De Capitani.
L'esterno, restaurato nel secolo scorso, presenta una semplice facciata a capanna con oculo e campaniletto, oltre che una abside semicircolare, probabilmente romanica.
La navata mantiene l'impostazione antica con tetto di legno a due falde ed il ribassato arco d'ingresso al presbiterio: questo è decorato da una crocifissione abbastanza recente che sostituisce i bei dipinti di santi già segnalati nel 1567.
La S. Veronica è raffigurata in un pregevole quadro del tardo Seicento.
Chiesa di S. Petronilla al Bosco
Gli elementi della facciata sembrano ricondurre la sua origine al periodo sforzesco: venne restaurata intorno al 1650 dai Perego Aldeghi, cui sembra appartenere lo stemma inserito sopra la finestrella ad oculo, peraltro simile anche all'arma dei De Capitani.
L'interno risistemato nel primo Novecento ha soffitto in legno, presbiterio con volta a botte, una rara trave reggicrocifisso tipica del Seicento.
L'altare barocco ad intagli contiene una tela con la Vergine venerata dalle Sante Veronica, Petronilla, Scolastica, Brigida, Caterina, il cui culto era diffuso nella zona.