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1-Origine della parrocchia.
 
Prima che della nascita della parrocchia, bisogna parlare della costruzione della Chiesa. Riportiamo qui di seguito il racconto abbreviato della benedizione della prima pietra, avvenuta il 9 marzo 1939:
Tra i tanti ricordi di quella indimenticabile giornata di fine inverno, uno in particolare è ancora vivo nella mente dei parrocchiani di oggi.
Sacerdoti, fedeli e autorità civili erano schierati, nel ri­spetto del migliore e più formale galateo, all’imbocco della strada maestra. La staffetta era stata solerte nell’assolvere il proprio dovere: aveva avvistato e segnalato che la macchina prelatizia procedeva lungo la strada di Crescenzaga. Non rimaneva che attendere l’arrivo del presule. Alcuni e­rano pronti ad andargli incontro: in bicicletta (chi poteva permettersela) o a piedi. Ma, il cardinale aveva deciso di salire a piedi per la strada dei Selvitt. …    Non era la prima volta che il santo vescovo si sottopone­va a simili dure fatiche: lo sapevano bene i suoi parroc­chiani che vivevano nei paesi più sperduti, quasi sbada­tamente appoggiati in fondo o in cima a valli raggiungi­bili solo a piedi o sul dorso dei muli. Gli era già capitato di trovarsi davanti una lunga teoria di scalini, ma non per questo si era scoraggiato. La sua forte educazione asce­tica non gli avrebbe permesso di tirarsi indietro. Del resto, gli ambrosiani sapevano quanto premesse al loro amato pastore poter incontrare, avvicinare, dire magari solo due parole ad ogni anima del suo gregge….
Alla gente di Monte vedere il suo vescovo arrampi­carsi stanco lungo quella mulattiera bastò perché non se ne dimenticasse tanto facilmente. Intuire qualcosa di ciò che doveva ruminare la mente del cardinale mentre saliva verso Monte, preoccupato an­che di difendersi dalle raffiche del vento, non era facile. Ma di una cosa si poteva essere certi: più che pensare, lui pregava. Era il suo stile benedettino. Così faceva sempre. E così avrà fatto quel giorno. Il rito della prima pietra per la costruzione di una chiesa avrebbe rappresentato una breve sosta, un momento di pa­ce, un’occasione per toccare con mano le potenzialità reali della sua gente. Il cardinale non cercava mai un bagno di folla. Vedeva al di là della grande massa. Leggeva il cuore di ciascuno. E anche quel giorno un piccolo paese avrebbe potuto dargli un po’ di serenità, di fiducia nella bontà degli uomini. Ne era sicuro e ne aveva bisogno. Ma c’era dell’al­tro.
Pur desideroso di incontrare i suoi parrocchiani, di dar loro finalmente la certezza che il sogno di avere una chiesa propria si sarebbe realizzato al più presto, sentiva che quel­l’anno ‘39 doveva essere l’inizio di qualcosa di spaventoso: presagi infernali stavano oscurando l’orizzonte europeo….
Un «eccolo, eccolo», accompagnato da uno scroscio di applausi, pose fine alle assillanti preoccupazioni del pa­store, che gradì quel calore sincero della gente che conta. Un sorriso ripagò l’accoglienza ricevuta. Erano le 16.30.
Venne ossequiato dalle autorità convenute, civili e rel­igiose. Erano presenti numerosi sacerdoti del vicinato, oltre a quelli della parrocchia, tra cui spiccava il signor pre­vosto vicario foraneo di Brivio. Non sarebbero potute man­care le confraternite e le varie associazioni. A condecorare insieme fu chiamata anche la banda di S. Maria Hoè.
Una bambina ben preparata, con parole semplici diede il benvenuto a Sua Eminenza e ringraziò don Ambrogio Rocca, parroco di Senago, il cocciuto ideatore e generoso benefattore della sorgente chiesa.
Il cardinale procedette subito alla benedizione della pri­ma pietra secondo il rito, ma, convinto dal vento gagliardo, rinunciò a indossare i paramenti solenni. Il vescovo venne poi invitato a porre, prima delle au­torità, la propria firma sulla pergamena, che venne quindi collocata nel foro prodotto nella pietra, secondo il ceri­moniale
Dopo un brevissimo discorso e dopo aver benedetto i presenti, l’illustrissimo presule ripartì per Milano. Stavolta in automobile. Fu allora che le preoccupazioni tornarono, ben più pungenti di quelle sollevate dalle asperità clima­tiche di un paese minuscolo.

All’origine della chiesa c’è dunque il nome di don Ambrogio Rocca, nato l’8 luglio 1888 a Sara. Il sacerdote  ha fortemente voluto  la nascita di una chiesa a Monte ed è riuscito nel suo intento. Una chiesa — notiamolo subito — che realizzasse successivamente la possibilità di una nuova parrocchia.
Leggiamo la Relazione pubblicata sul quotidiano cattolico “Italia”, il giorno 7 marzo 1939, due giorni prima che venisse posta la prima pietra.

Pel centenario ambrosiano. Una nuova chiesa dedicata a Sant’Ambrogio in Brianza.
Il venerando Parroco di Senago, Don Ambrogio Rocca., per amore del suo Santo Protet­tore, come altresì del “dolce loco natio”, ha risoluto di provvedere coi suoi risparmi ai bisogni spirituali di quelle popolazioni, troppo lontane dalla Chiesa Parrocchiale di Rovagnate, erigendo in un bel punto centrale di quelle distanti frazioni una nuova Chiesa, bella e capace d’un migliaio di parrocchiani.
Egli ha voluto tuttavia che il suo danaro venisse im­piegato bene, facendo perciò riconoscere dalla Ven. Curia la necessità che nel luogo fosse creata altresì una nuova Parrocchia, la quale porterà il titolo di “S. Ambrogio del Monte”.
Il nuovo Tempio, la casa parrocchiale e la dotazione del novello beneficio, tutto si deve alla pietà del buon Parroco di Senago, il quale giovedì prossimo avrà fi­nalmente la consolazione di vedere l’Arcivescovo che, colla solennità del rito, porrà la prima pietra del nuovo Tempio Parrocchiale. Rovagnate verrà ad essere alleggerita di circa 600 fra­zionisti; ma sono proprio quelli che, a cagione di una buona mezz’ora di strada, troppo poco potevano fre­quentare la propria Parrocchia.
Il novello Tempio Parrocchiale dedicato a “S. Ambrogio al Monte”, in ordine di tempo sarà il primo monu­mento eretto nell’Archidiocesi milanese a celebrare il fausto sedicesimo centenario della nascita di Sant’Ambrogio.

In merito alla suddetta relazione — che è stata pubbli­cata sulla “Rivista Diocesana” (aprile 1939), e firmata da S. Eminenza in persona, il card. Schuster — don Giorgio De Capitani eviden­zia sul testo citato in bibliografia alcuni aspetti che mi sembrano degni di attenzione.
Anzitutto, si fa un grande elogio di don Ambrogio Rocca: come se la sua intuizione avesse trovato ampi con­sensi e tutto fosse andato fin dall’inizio per il verso giusto! Ma così non è stato.
Si dà inoltre per scontato che la chiesa, con accanto la casa canonica, avrebbe dato l’avvio ad una nuova parroc­chia, destinata a prendere il nome di “S. Ambrogio del Monte”. Possiamo anche dire di conoscere le ragioni di tale intestazione. La più evidente è legata al fatto più istin­tivo, ovvero che il sacerdote si fosse ispirato al Santo di cui portava il nome. Determinante — vorrei aggiungere: giu­stificante — è stata invece l’occasione del sedicesimo centenario della nascita di S. Ambrogio (339), avvenimento celebrato solennemente in tutta la diocesi. Anzi, c’è una nota di merito: quella di Monte è stata la prima chiesa della diocesi a portare il nome di S. Ambrogio e perciò a ono­rare tale ricorrenza.
Le spese per la chiesa nascente, la ca­sa parrocchiale e la dotazione del nuovo beneficio saranno interamente sostenute da don Ambrogio. La nuova parrocchia dipenderà, almeno inizialmente, da quella di Rovagnate, che rimarrà perciò la “matrice”, con l’obbligo da parte del futuro parroco di “S. Ambrogio al Monte” di presentarsi, il giorno della festa patronale, per offrire un cero in segno di filiale riconoscenza.

Lasciamo ora la parola al Cronicon, che così descrive il grande avvenimento della consacrazione delle campane e della nuova chiesa di Monte.

Giorno 27 marzo 1940. Consacrazione delle campane della Chiesa di S. Ambrogio al Monte.
Nel pomeriggio del 27 marzo alle ore 4 giungeva S. Eminenza alla nuova Chiesa di S. Ambrogio al Monte. Erano a riceverlo il R. Sig. Prevosto di Brivio, il Clero della Parrocchia e i Parroci di San Zeno, di Calco e di Brianzuola, il Parroco di Senago col suo coadiutore maggiore. Al ricevimento erano pure presenti il Po­destà di Rovagnate e le rappresentanze di tutte le Associazioni e le Confraternite della Parrocchia.
Dopo una breve funzione in Chiesa, S. Eminenza ri­volgeva un breve discorso al popolo e poi portava le sacre Reliquie per la consacrazione dell’altare nella saletta della casa parrocchiale, che era stata trasfor­mata in casa delle Reliquie. Subito dopo iniziava il rito della consacrazione delle campane, poste fuori, sul piazzale fra la casa parrocchiale e la Chiesa.
Terminata la consacrazione, S. Eminenza riceveva l’os­sequio delle Autorità e partiva per Milano

Giorno 28 marzo. Consacrazione della Chiesa di 5. Ambrogio al Monte.Al mattino alle ore 5 giungeva alla Chiesa di S. Ambrogio S. Eminenza, che era ricevuto dal Clero lo­cale e dal Prevosto di Brivio, dal Parroco di Senago col suo coadiutore, dal Parroco di Brianzola e dal coadiutore di Calco e di S. Marcellino.
S. Eminenza iniziava subito il rito della consacrazione e poi celebrava la S. Messa tenendo un breve discorso. Terminata la Messa, distribuiva la S. Comunione ai fedeli e subito dopo celebrava la S Messa il R.D. Terraneo Segretario di S.Eminenza. Durante la S.Messa il popolo e i cantori hanno condecorato la sacra fun­zione col canto del Gloria e altri canti religiosi. Alle ore 7.30 la funzione era terminata e S. Eminenza, dopo aver ricevuto l’omaggio delle Autorità civili ed ec­clesiastiche, ritornava a Milano. Alle ore 10 celebrava la Messa solenne il M.R. Sig. Parroco di Senago D. Ambrogio Rocca, fondatore benefico della nuova casa e Chiesa parrocchiale. La Messa in canto fu conde­corata dalla nostra Schola Cantorum. Nel pomeriggio si è celebrata la funzione colla recita del S. Rosario e la benedizione colle S. Reliquie.

Dobbiamo aspettare il decreto del 16 febbraio 1947 firmato dal card. Schuster perché la comunità di Monte sia ufficialmente denominata “parrocchia”.
I parroci che si sono successi alla guida della comunità sono don Luigi Ronchetti (delegato vescovile dal  ’40 al ’47 e quindi parroco fino al ’61), don Agostino Comi (1961-1981), don Paolo Cesarini (1982-1989), don Domenico Casiraghi (1989-1996); dal 1996 risiede a Monte don Giorgio De Capitani, delegato con incarichi pastorali. Da quell’anno, infatti, la parrocchia di Monte ha lo stesso parroco di Rovagnate: don Eugenio Baio.

2-Eventi storici significativi

Ecco un racconto caldo, vivo, appassionato e appassionante. Sono alcuni ri­cordi stesi da Lina Spreafico Brivio

Di nuovo il promotore è stato mio marito Angelo. Lui e quanti avevano il cavallo — il Ghezzi, il Ripamonti Piero, Giovanni il Salesina e An­tonio Cereda — su carri tutti ben addobbati si son mes­si in viaggio verso Seregno a prendere le nostre cam­pane. Tutti quanti erano fuori dalla gioia.
Chi a­veva la bicicletta è andato loro incontro fino a Viganò, dove li hanno trovati che si stavano ristorando.. Al loro arrivo, grandi e piccoli sono andati loro incontro. Che commozione al sentire suonare a di­stesa le campane di Perego e di Rovagnate! Abbiamo provato tali momenti di gioia che difficilmente a­vremo occasione di riprovare! Eravamo presenti, mamme e figli, quando i nostri mariti aiutavano a tirar su le cam­pane. Cose che non si possono dimenticare! Dopo che furono sistemate, si iniziò a suonarle, per provarle.

Interessante una comunicazione della Curia, firmata in data 29 novembre 1941, quindi in tempo di guerra. Rendeva noto quanto segue:

Le Autorità Civili hanno rivolto invito a questa ven. Curia perché solleciti Parroci e Sacerdoti a coltivare ogni disponibile spazio di terra, non esclusi i cortili degli Oratori.
Attesa la necessità ed il momento particolarissimo in cui ci troviamo, l’Eminentissimo Cardinale Arci­vescovo consiglia i RR. Parroci a riservare anzitutto alla ricreazione dei ragazzi una conveniente superfi­cie di terreno. Il rimanente potrà utilmente essere col­tivato a vantaggio della Parrocchia medesima.

Un bell’esempio di sano realismo e di equilibrio pastor­ale. Un pezzo di terra ai ragazzi per giocare e un angolo da coltivare per la sussistenza del parroco.
Spettava alla discrezionalità del sacerdote stabilire quanto spazio riservarsi e quanto concederne ai ragazzi.
La popolarità che caratterizzava la solennità dell’Assunta convinse don Luigi Ronchetti a celebrarla come festa patronale. I motivi possono essere tanti, tra cui uno in particolare: era l’unica festa nella zona che dava alla gente l’occasione di onorare la Madonna e di stare un poco insieme in allegria. Ecco una significativa descrizione del 1969.

Quest’anno è stato dato un tono più solenne per il 25esimo di sacerdozio del Parroco.
La festa è stata preceduta da un triduo di predicazio­ne, tenuto dal Sac. Don Gervasio, residente a Perego. S. Messa giubilare del festeggiato, accompagnata dalla Schola Cantorum locale, con tante S. Comunioni.
L’omelia è stata tenuta dal prof. Don Giorgio Ferrario del Seminario di Arcore. Presenti parecchi sacerdoti d’intorno, tra cui il Prevosto di Brivio. Giunsero nu­merosi telegrammi: particolarmente del S. Padre e del Cardinale. Agape fraterna a Brivio, in ambiente serio.
Dopo mezzogiorno, accademia all’Asilo. Alla sera, Processione portando il simulacro della Madonna tra uno sfolgorio di luci nella frazione, concludendo con fuochi pirotecnici.
Il giorno dopo, ore 10, Ufficio solenne dei defunti della Parrocchia; alla sera, Ufficio anniversario del defunto Don Luigi Ronchetti, primo parroco della parrocchia.

Nella sua breve storia la parrocchia di Monte ricevette varie volte l’Arcivescovo. Ricordiamo la Visita Pastorale nel 1958 del card. Montini e nel 1969 del card. Colombo, nonché la consacrazione del nuovo altare avvenuta l’11 settembre 1986 officiante S.E. Carlo Maria Martini. Ecco la cronaca della Visita Pastorale del card. Colombo:
Il g. 15 novembre 1969, ore 15, venne in Visita Pasto­rale l’Arcivescovo Card. Colombo. Proveniente da CaRo, si fermò alle Frazioni dipendenti dalla Par­rocchia di Rovagnate e vicine a quella di S. Ambrogio in Monte, per colloquiare con un vecchietto. Fu ri­cevuto dal Parroco, dal Clero e dalle Autorità.

Visitò l’Asilo nuovo, parlò ai bambini, agli amina­lati e ai genitori. In casa parrocchiale ricevette in u­dienza il Parroco, le Autorità, le Suore, le Associa­zioni. Parlò alla sorella domestica e al fratello Amedeo.
Vestito coi paramenti della Messa, entrò in Chiesa, dove celebrò la S.. Messa e fece un buon numero di Comunioni.
Tanto fu la paternità e cordialità da parte dell’Ar­civescovo e l’entusiasmo da parte della popolazione che da 11 anni non vedeva il Pastore della Diocesi!

3-La chiesa parrocchiale

Possediamo descrizioni dell’epoca della costruzione degli oggetti d’arte presenti nella chiesa, come quella che segue del 1944:

Vi rimetto la nota per le prime 3 vetrate, consegnate e messe in opera sulla facciata della parrocchia della suddetta chiesa, rappresentanti Cristo Re in trono ed Angeli oranti, esecuzione su sistema antico, ad in­tarsio di vetro colorato, ombreggiato e cotto a gran fuoco, legatura in piombo, seguenti la modellazione e la struttura delle varie parti in modo da formare di­segno e di non disturbarne i vari elementi che la com­pongono, esecuzione a perfetta regola d’arte, e posta in opera per la cifra totale di lire 18.000 (diciotto mila).

                                                                               Distinti saluti ed ossequi                                                                                    
                                                                                 
FAUSTO MANZONI

La chiesa è ricca di altre 8 vetrate, che si trovano sulle pareti laterali, Rappresentano, partendo dall’altare a sinistra di chi entra: due Padri della Chiesa d’Occidente:
S. Ambrogio e S. Gregorio Magno; S. Anna con Maria Bam­bina, infine, S. Agnese; a destra, sempre partendo dall’al­tare: gli altri due Padri della Chiesa d’Occidente, S. Ago­stino e S. Gerolamo; S. Giuseppe con Gesù Bambino; in­fine, S. Luigi Gonzaga. Soffermiamoci su alcuni particolari.
S. Ambrogio è presentato con il suo apparato episco­pale, con la mitra sul capo, il pastorale nella mano sini­stra e nella destra la frustra o lo staffile, a significare il suo atteggiamento energico contro i soprusi del potere e le ingiustizie sociali. Sullo sfondo si può intravedere la chiesa di Monte.
Anche S. Agostino è raffigurato con i tipici paramenti episcopali (pastorale e il libro liturgico); il bambino che cerca di versare l’acqua del mare in una buca simboleggia la pretesa del Santo di voler capire tutto il Mistero di Dio.
S. Gregorio è presentato con le insegne papali (la tiara o triregno e il pastorale a forma di croce astata); l’angio­letto che mostra uno spartito musicale sta ad indicare la riforma del canto gregoriano.
S. Gerolamo tiene tra le mani la Bibbia; il leone è il sim­bolo tradizionale del Vangelo di Marco
S. Anna e Maria Bambina con le braccia accoglienti, S. Giuseppe e Gesù Bambino con il mondo in una mano, mentre l’altra lo benedice con le caratteristiche tre dita: il motivo unificante delle due vetrate non mi risulta evi­dente, se non per il fatto che ci troviamo di fronte a dei Santi eccezionali.
S. Agnese è raffigurata con la palma tra le mani, sim­bolo del suo martirio, e con accanto l’agnello, simbolo del suo sacrificio immacolato. Sullo sfondo si intravede un tempio pagano. E la patrona della gioventù femminile. La festa è il 21 gennaio.
Ultima realizzazione a completamento estetico della chiesa sono i mosaici che l’artista Emiliano Viscardi ha realizzato nelle lunette soprastanti i tre ingressi in occasione di questo anno giubilare.
Altre chiese presenti nelle frazioni sono S. Rocco a Cereda e una chiesetta settecentesca purtroppo in stato di abbandono.
Da segnalare la presenza della R.F. Famiglia del Sacro Cuore di Gesù, casa di preghiera e casa di riposo per le suore anziane.

Capitolo a cura di Marco e Andrea Turra; il materiale citato è tratto dal libro “S. Ambrogio in Monte e le sue quattro stagioni” di don Giorgio De Capitani, luglio 1999.

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