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La Comunità Pastorale è intitolata a S.Antonio Abate, già venerato nel nostro territorio; un santo dedito alla ricerca di Dio e per questo considerato dalla tradizione Padre del monachesimo. Al suo esempio, alla sua seria e costante ricerca del volto di Dio e alla sua intercessione affidiamo il Progetto Pastorale delle parrocchie di Perego, Rovagnate, S.Ambrogio in Monte e S. Maria Hoè.
Abbiamo la convinzione che la frequentazione orante della Parola di Dio, la meditazione e la contemplazione di Gesù Cristo siano le fondamenta su cui costruire una Comunità e formare la fede dei singoli e dei gruppi alla missione. Lo stesso S.Antonio, pur essendosi votato alla vita eremitica nel deserto, quando ad Alessandria imperversarono le persecuzioni dei cristiani, non esitò a lasciare l’eremo per stare vicino alla gente.

Chiesa Parrocchiale

Pur essendo la Chiesa del 1420, i primi documenti presenti in archivio risalgono, tuttavia, all'anno 1567 quando il delegato del Cardinale Carlo Borromeo, descrive la Chiesa in questo modo:" Visitò la chiesa parrocchiale di S. Giorgio di Rovagnate che è grande ed alta, lunga 34 braccia e larga 19 (circa 20x 11 m), tutta coperta a volta, salvo la prima parte, all'ingresso sopra la porta maggiore, che è coperta solo di tegole. Ha il pavimento in selciato. In essa non si rinvenne il sacrario. Gli oli sacri stanno in 3 vasi di piombo uniti. Il santuario è in un angolo della cappella maggiore dietro l'altare. Ci sono i registri dei battesimi e dei matrimoni. Non ci sono reliquie di santi. La chiesa è bella e magnificamente edificata, ma con qualche imperfezione ed alquanto sporca cioè con molti pezzi di pietra. Sul lato sinistro andando all'altare c'è un sepolcro sopra la terra. Non c'è sacrestia. Il campanile è separato dalla chiesa, si trova nel cimitero, è alto con una sola campana. Il cimitero è aperto su due lati. Le finestre sono imperfette. Paramenti e redditi sono descritti negli allegati. Ci sono tre altari. Il maggiore è dedicato a S. Giorgio entro una cappella a volta lunga 10 braccia e larga per tutto lo spazio, con pavimento e sottotetto. La cappella è molto bella come tutta la chiesa tuttavia non ci sono dipinti e manca un po'di perfezione. L'altare del Crocefisso è a sinistra salendo all'altare maggiore, in una piccola cappella a volta ed ha molte rendite per affitti descritti nell'apposito allegato, per un totale di 21 lire con vari oneri che si dovrebbero rivedere.... Le anime che ricevono i sacramenti sono circa 450 e tutte si confessano. " Il 12 Luglio 1611 il Card. Federico Borromeo "venne alla visita di questa parrocchiale nella quale ordinò ciò che segue:... " nell'antico registro seguono le informazioni dettagliate ad es.: "si compri un altro vase baptesimale sopra del quale la vi ponga un coperchio di rame per diffendere l'aqua baptesimale dala polvere. La vi faccia sopra un altro ciborio di legno. La Cappella sia pinta et ornata con la pittura di S.o Giovanni Bat.a nel atto che battezza il Signore. Al Sacrario la vi facciano le sue ante con sua seratura et chiave per custodia". Si raccomanda che: "Si faccia sotto l'archo della Cappella maggiore un trave pinto et adornato sopra del quale si ponga l'immagine del Crocefisso. La Cappella della Bma Verg.e che minaccia ruina sia restaurata ... L'altare del Santissimo Crocefisso si restringa …”. Dalla visita pastorale del 1745 (Pozzobonelli) sappiamo che la chiesa aveva due cappelle, una dedicata alla Beata Vergine, l'altra a San Carlo, la cui devozione riteniamo fosse già viva fin dai primi anni del secolo precedente. Alla chiesa di Rovagnate, infatti, nel 1613, venne donata da Angelo del Conte, una statua di San Carlo realizzata in legno di tiglio, ancora la stessa venerata oggi. Sempre dalla visita del Pozzobonelli, sappiamo che la chiesa aveva un organo ed una cantoria in legno di noce, il portale esterno era arricchito da modanature in pietra molera e da un protiro su due colonne lapidee da cui si passava uscendo all'antistante arca cimiteriale (a tal proposito, nell'intemo della chiesa, a quell'epoca, si contavano 8 sepolcri). Una breve annotazione indica che dopo venticinque anni da quella descrizione, nel 1771, la chiesa fu restaurata: non si conoscono tuttavia con precisione i lavori eseguiti. Un'importante annotazione riguarda invece l'avvenuta realizzazione dell'Altare Maggiore (l'attuale): da indicazioni recenti, fornite da studiosi, pare che il disegno dell'altare sia da attribuire all'architetto Carlo Amati, famoso soprattutto per il progetto della chiesa di S. Carlo a Milano. E' nel secolo successivo (XIX) che la chiesa subì notevoli trasformazioni. Venne innanzitutto realizzato il coro, mentre il campanile venne arricchito da un nuovo concerto di campane commissionato alla ditta Bizzozzero di Varese (1845). Ma è soprattutto l'ampliamento della chiesa, di cui abbiamo notizia nel 1869 (lapide commemorativa posta al di sopra della porta di accesso del campanile), che trasformò radicalmente la parrocchiale. Nel 1850 la chiesa si arricchì di uno stupendo organo costruito interamente dal Fratelli Serassi, la più importante famiglia di organari in Italia. L'organo è composto da due tastiere di 58 tasti con copertura in osso per i diatonici ed ebano per i cromatici, una pedaliera diritta di 24 pedali con 12 note reali, 36 manette di registrazione al I' manuale ad incastro collocate su due colonne a destra della consolle, 16 manette di registrazione ad incastro collocate sulla sinistra della consolle su un'unica fila e 5 pedaletti di combinazione: unione tastiere, violino 11, ripieno 11, espressione, forti, unione tasto al pedale ed infine pedaloni di ripieno P, combinazione libera alla lombarda. L'organo fu restaurato nel 1938 da Ondei Felice. Il 23 aprile 2002 è stato inaugurato con un concerto il restauro realizzato dalla ditta Piccinelli di Bergamo dopo un lavoro durato due anni ed ora si può risentire il suono nella sua originalità.
L'interno della Chiesa venne completamente rinnovato ad opera di Valentini Bernasconi il quale, oltre a decorare la parte aggiunta, arricchì e ridecorò le superfici antiche, (durante il recente restauro - 1999 - è stata evidenziata su una lesena la sua antica decorazione), decorò la cantoria ed il pulpito. Nella stessa epoca, vennero realizzati la cappella ed il nuovo altare dedicato a San Giorgio ed ampliato l'altare del S.Crocifisso (1877). Tutto ciò sulla base di un interessante disegno ad acquerello conservato, con quelli di altri altari, nell'archivio parrocchiale di Rovagnate. Furono infine restaurate le due cappelle esistenti: quella di San Carlo e della Beata Vergine e fu completata la decorazione del 1869.
Queste importanti opere, compiute grazie alla benefattrice Marchesa Carolina Bendoni Casati, furono condotte dall'arch. Enrico Terzaghi, mentre i lavori furono eseguiti dal Capomastro Ferdinando Ronchetti.
Anche la facciata, su disegno dello stesso architetto, dopo pochi anni (1877) venne completata con decorazioni a stucco fintomarmo ed elementi in granito serizzo quali portali, cimase, zoccolatura, gradinata ed altri elementi; fu dipinto l'affresco di S. Giorgio (ora quasi illeggibile e sovrapposto da un mosaico su pannello mobile con la stessa figura). Con quell'occasione fu restaurato anche il Crocifisso (nei documenti d'archivio viene fatto risalire al quattrocento) ad opera dellla Scuola del Beato Angelico. I lavori consistettero nel ritocco parziale delle dita delle mani, dei piedi e della croce, mentre "venne cambiata solo la capigliatura". A riguardo del Crocefisso Oleg Zastrow in “Legni e argenti gotici nella provincia di Lecco" - B.P.L. 1994, scrive: "Non è stato accertato il luogo da dove provenga il crocefisso qui in questione, anche se non vi sono ragioni di dubitare che esso possa essere già stato collocato in una fase architettonica sensibilmente antecedente le attuali forme strutturali attardate della parrocchiale. La scultura, in legno intagliato e policromato, è odiernamente collocata in una cappella sul lato destro della navata: sacello appositamente eretto per il simulacro cristologico, nel corso dei grandi rimaneggiamenti che hanno caratterizzato l'assetto attuale della costruzione. La figura del suppliziato misura in altezza Il 6 cm ed ha una apertura di braccia pure di 116 cm: già in queste pari dimensioni si denota un notevole equilibrio delle proporzioni. La croce, in legno dorato e intagliato, è una sostituzione tardiva; anche l'aureola, in metallo dorato, non è originale e appare di fattura molto recente; con buona probabilità non è coeva alla statua neppure la corona di spine.
Così come si è verificato per molteplici analoghe figure antiche di Gesù crocefisso, anche in questo caso l'immagine è stata in una certa misura manomessa da interventi tardivi. Su tutti gli incarnati è stata stesa una verniciatura che ha formato spesse croste e ha concorso nel parziale snaturamento dei caratteri fisionomici. Al volto sono stati poi incollati barba e baffi, così come sul capo venne applicata una lunga parrucca elaborata con capelli naturali. Si notano sollevamenti e scrostature delle più recenti pellicole pittoriche scoprenti strati antichi dai toni più delicati.
Non risulta che la scultura sia stata fino ad ora oggetto di una specifica attenzione da parte di studiosi, anche se localmente esiste una particolare venerazione legata alla sacra immagine cristologica. I caratteri stilistici dell'opera, che traspaiono nonostante il mediocre stato odierno di leggibilità dovuto alle aggiunte tardive, indicano allo stato attuale una datazione ambientabile nella seconda metà del Quattrocento, per mano di un intagliatore di notevole vaglia. E'innegabile che, dopo un prossimo e auspicabile restauro, filologicamente eseguito, la scultura, potrà meglio dichiarare le sue reali formule primitive, permettendo un ulteriore ampliarsi delle conoscenze sulla statuaria lignea locale, fra il tramontare della stilistica gotica e il primo affermarsi di quella rinascimentale “.
Nel 1909 la Chiesa fu decorata e furono eseguiti i due affreschi sul presbiterio dal M. Grandi raffiguranti l'adorazione dei magi e la deposizione nel sepolcro. Verso gli anni trenta iniziò una lunga serie di consistenti lavori di restauro.
Nel 1933 si procedette ad un ulteriore restauro generale degli interni, eseguiti dal pittore e decoratore Luigi Casati di Merate. Le 3 cappelle e tutte le pareti laterali della chiesa furono "nuovamente decorate" con dorature sulle parti ornamentali. Un lavoro assai invasivo, al punto che nella Cappella della Beata Vergine furono "dipinte di nuovo le due figure di S. Anna e di S. Gioacchino", mentre nella cappella di San Carlo furono in parte "restaurate le due figure di San Giuseppe e di S. Ambrogio, quasi scomparse". Ma ancora, furono rifatti tutti i disegni scomparsi che erano sugli archi sopra l'altare Maggiore, ed infine furono ritoccate tutte le pareti del Presbiterio. Anche la statua di San Carlo, non sfuggì a questo "restauro" che, a detta dello stesso decoratore, si concretizzò nel rifacimento del piedistallo e delle braccia e nella ridecorazione complessiva della statua. Con lo stesso intervento venne rifatto pure il pavimento della chiesa.
Appena dieci anni dopo, nel 1944, in relazione all'esito dei precedenti restauri", la Parrocchia decise di rinnovare completamente le decorazioni della cappella della Beata Vergine affidando i lavori al pittore Pierino Rossini di Cologna (che in quegli anni aveva lavorato alla nuova chiesa di Cologna).
Non siamo tuttavia ancora giunti all'attuale configurazione. E' infatti del 1966 un ulteriore "importante" intervento di restauro complessivo degli interni, eseguito ad opera della ditta IRAC di Marcato di Milano, nel corso del quale furono rifatti ed aggiunti molteplici elementi decorativi descritti nella tabella Cronologia Documentaria presente in archivio.
Gli interventi più recenti consistono nella modifica dell'altare maggiore, conformato nel 1970 alle nuove disposizioni liturgiche, con lo smembramento e lo spostamento della mensa nell'attuale posizione e le relative modifiche della gradinata e del pavimento circostante. Nell'ottanta si procedette al rinnovo delle coperture, della facciata e del campanile (1980). L'attuale pavimento è stato rifatto nel 1989 con la realizzazione di un vespaio antiumidità.
Si è dovuti nuovamente intervenire poiché nel restauro del 1966 erano stati usati materiali inadatti che si stavano staccando, infiltrazioni d'acqua avevano danneggiato diverse parti della Chiesa e soprattutto i fumi l'avevano notevolmente annerita. Con l'intervento della 'Luzzana restaurì" realizzato nel 1998-1999 si è curata la nuova tinteggiatura e decorazione secondo il disegno precedente ma con tecniche di radicale risanamento e rifacimento, dove era necessario e con materiali duraturi.
Attualmente la Chiesa si presenta rinnovata nella tinteggiatura e nella luminosità recuperata col cambiamento delle vetrate.
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