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CHI SIAMO

LA NOSTRA STORIA

 

Il comune di Perego si trova in Provincia di Lecco, lungo la Strada Statale Briantea. L'ambito è quello del " Monte di Brianza, la parte collinosa della Martesana superiore" sud‑orientale(1).

 

Delle vicende storiche del paese ben poco si conosce ma esse sono tuttavia riconducibili a quelle dell'alta Brianza in generale. Il nucleo centrale è fortemente caratterizzato dalla presenza di un complesso comprendente una superstite torre medievale (ascrivibile all'XI secolo) pertinente ad un probabile complesso fortificato, un chiostro di probabile origine cinquecentesca ed un monastero benedettino femminile in frazione Bernaga (attestato per la prima volta nel 1162); questo cenobio appartiene ora alle Romite Ambrosiane dell'ordine di Sant'Ambrogío ad nemus, di stretta osservanza papale.

 

Il nome del borgo é menzionato per la prima volta in un documento del 1097 ovvero un decreto dell'arcivescovo di Milano Anselmo IV a favore della chiesa plebana di S.Vittore di Varese, nel quale compare un “Vulielmus da Pelego" (2) . Tale Vulielmus, potrebbe essere un antenato della personalità più grande che il paese abbia mai conosciuto, quel Leone da Perego che fu il 93' Arcivescovo di Milano dal 1241 al 1257. Alcune vestigia architettoniche, presenti in paese, fanno comunque ipotizzare che lo stesso fosse già esistente in epoca basso‑medievale, o addirittura risalente all'età romana.

 

Sappiamo che fu feudo visconteo, poi sforzesco, poi passò nelle mani degli Spagnoli di Carlo V e, infine, nel 1635, venne venduto come feudo camerale a tale Carlo Pozzo. Le infeudazioni ebbero inizio sotto la signoria dei Visconti, prima con carattere di distribuzione a personaggi e a famiglie benemerite del Principe e dello Stato milanese; poi, sotto il governo spagnolo, mediante cessione con la forma dell'appalto".(3)

 

Nell'alto Medioevo il paese appartenne alla pieve di S. Vittore del Monte di Brianza, poi divenne soggetto a quella di Missaglia e infine, nel 1854, alla Pieve di Brivio.

 

La vecchia Parrocchiale

 

La vecchia chiesa si colloca a nord‑ovest dell'antico nucleo fortificato e ne delimita il perimetro. La posizione dell'abside rivolta ad est, fa ipotizzare ad un origine paleocristiana ben testimoniata dall'antica dedicazione a San Giovanni Evangelista che rende ancora più precisa la sua collocazione nel tempo. Ipotizzando invece un'intitolazione al Battista, Longoni scrive quanto segue: “Il richiamo al Santo Battezzatore tanto caro ai soldati barbari convertiti, potrebbe riferirsi ad una più antica cappella privata eretta nel castello e poi assorbita dalla chiesa pubblica"(4).

 

Tra il XIV e il XVI secolo Perego appartenne alla Parrocchia di Rovagnate, per motivi ancora non chiariti dalle cronache (ma sicuramente inerenti ai contrasti tra Guelfi e Ghibellini) che in quel periodo influenzarono tutta la Brianza, il cui artefice fu il leggendario Gian Giacomo de' Medici detto il "Meneghino”.

 

Nel 1567, padre Leonetto Chiavone, per incarico di San Carlo Borromeo, andò in visita a Perego ed incuriosito dalla situazione vigente in quel momento, tracciò le premesse per la separazione da Rovagnate, che avverrà di fatto nel 1588.

 

San Carlo Borromeo, nella Visita Pastorale del 1571 alla Pieve di Missaglia, visitò anche la chiesa di Perego (5). Durante un breve soggiorno in paese (ospite del cavaliere Pozzi), ordinò la costruzione di una cappella (in seguito dedicata a San Carlo) nella parte meridionale della chiesa, di imbiancare l'intera struttura e di collocarvi la croce affinché la chiesa fosse pronta per la Consacrazione.

 

La Parrocchia fu ricostituita, nel 1588, da S.Carlo Borromeo, l'edificio oggi sconsacrato, rimase sede della medesima fino al 1927.

 

Per giungere alla decisione di erigere una nuova chiesa i nobili di Perego, con a capo il cavalier Carlo Pozzo, decisero di autotassarsi della consistente somma di 210 lire imperiali annue a favore della stessa. (6)

 

In attesa della costruzione della casa parrocchiale i sacerdoti furono ospitati presso Casa Pozzi, promettendo in cambio la celebrazione di 52 messe annue a loro favore.

 

Questa ospitalità continuò fino al 1611, anno in cui un altro Borromeo Arcivescovo di Milano, Federico, ordinò agli abitanti di far erigere una dimora per i sacerdoti. Dagli atti di tale Visita Pastorale, si nota come sia stata costruita la cappella voluta da San Carlo con icone raffiguranti la Beata Vergine, San Giovanni Evangelista e San Michele Arcangelo. Dagli stessi atti emerge anche la presenza di un altare Maggiore in stile Barocco, di un tabernacolo a forma ottagonale, elegante, sostenuto da colonnette auree, sormontato da una scena raffigurante la resurrezione di Cristo.

 

Finalmente completata, la Parrocchia ebbe per tre secoli fino al 1920 circa, come chiesa un edificio di stile barocco, il quale nel corso di questi tre secoli subì notevoli mutamenti ed ingrandimenti.

 

Oggi l'edificio, ormai sconsacrato, è sede dell' “Associazione Culturale Pelagus ".

 

Durante i lavori di restauro eseguiti da un gruppo di Volontari, negli anni (1993‑96), sono stati rinvenuti alcuni oggetti di rilevante interesse che qui di seguito elenchiamo:

 

‑ Un Fonte battesimale di marmo nero con striature bianche risalente all'epoca seicentesca;

‑ Due affreschi di scuola lombarda del Settecento sui lati dell'Altare Maggiore, uno raffigurante San Giovanni Evangelista, l'altro San Domenico;

‑ Diversi frammenti di una lapide dedicata al cavaliere Luca Pozzi e ad Antonio da Perego;

‑ Due finestre votive di epoca seicentesca ora tamponate esternamente;

‑ Tre diverse Croci affrescate di consacrazione e riconsacrazione della chiesa;

‑ Frammenti di affreschi e decorazioni all'interno delle due cappelle e sulle colonne, dedicate alla Beata Vergine e a San Carlo;

‑ Due strati di pavimentazione: una di cotto seicentesco, la seconda di cotto risalente all'epoca ottocentesca. Degni di nota sono, per la loro decorazione, il pavimento dell'Altare Maggiore e quello della Cappella di San Carlo;

‑ Durante la rimozione dei diversi strati della pavimentazione sono state rinvenute alcune tombe. In una di queste sono stati ritrovati i resti di due corpi appartenenti ‑come si presume dai frammenti dei paramenti sacri ‑ a due sacerdoti.

 

La nuova Parrocchiale *

 

Nel 1927 vennero ultimati i lavori di costruzione della nuova chiesa, che venne ricavata in un'ala del chiostro cinquecentesco ora chiamato “Palazzo". Il progetto della nuova chiesa fu del mons. Polvara, architetto e fondatore a Milano della scuola d'Arte "Beato Angelico".

Spiccano in questa chiesa:

‑ il grazioso e caratteristico pronào;

‑ l'insolito soffitto a capriate in legno con decorazioni ad olio di stile basilicale, antico;

‑ il Cristo‑Maestro, dalle movenze bizantineggianti, nel catino absidale;

‑ l'artistico ciborio dalle eleganti modanature in cotto.

 

L'attuale edificio ed il campanile (quest'ultimo del 1939) richiamano, in più parti, l'antica Basilica di Santa Sabina a Roma. Hanno un aspetto vagamente romanico che, assieme all'antico chiostro dal robusto colonnato ad archi, inferiore e dal leggiadro e delicato loggiato superiore, armonicamente disposti, conferiscono al tutto il senso ed il fascino di una secolare quiete sobria e mistica di tonalità francescana in sintonia con la spiritualità e la poesia che aleggia nelle vicine plaghe manzoniane.

 

Oltre alle due chiese sopra descritte all'interno del paese esistono alcuni edifici, cappelle, icone, santelle, ed elementi architettonici di pregio, che rendono il nostro paese uno dei più interessanti di tutta la Brianza, di cui si segnalano i seguenti:

‑ La chiesa di S. Rocco in località Cereda nel territorio di Perego;

‑ La cappella di S. Michele Arcangelo, posta all'ingresso del paese;

‑ L'edificio denominato “la Bernaghetta"

‑ L'edifico “Presezzi” al cui interno vi era una piccola cappella;

‑ Numerose icone e santelle disposte su tutto il territorio;

‑ Molti edifici con elementi architettonici di pregio.

 

Il Santo Patrono S. Giovanni Evangelista*

 

Giovanni significa in ebraico "Jahweh fa grazia". Originario della Galilea, era figlio di Zebedeo e di Salomè e fratello di Giacomo il maggiore.

Già discepolo di Giovanni il Battista, ebbe un primo incontro con Gesù quando il Battista lo additò come "Agnello di Dio". Si unì poi agli altri Apostoli insieme al fratello Giacomo, quando, trovandosi col padre nella barca a rammendare le reti, Gesù passando li chiamò, ed essi "Subito lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono" (Mt. 4,20).

Ebbe una speciale intimità con Gesù, tanto da chiamare se stesso “Il discepolo prediletto da Gesù" (Gv. 13,23 ecc.). Fu infatti tra gli intimi (con Pietro e il fratello di Giacomo) che accompagnarono Gesù nelle ore più solenni. Unico tra gli Apostoli, si trovò ai piedi della croce, vicino a Maria.

Come ebbe speciale intimità con Gesù, così l'ebbe anche con Maria, che Gesù gli affidò dalla croce e che egli prese con sé. Secondo l'antica tradizione Giovanni annunziò il Vangelo in Asia Minore, ove eresse la Chiesa di Efeso. Anche se non subì il martirio come il fratello, adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione, subendo la persecuzione di Domiziano negli ultimi anni del suo impero ossia verso il 95: si narra, infatti, che a Roma fu gettato in una botte di olio bollente da cui uscì illeso, e poi fu esiliato nell'isola di Patmos (a circa settanta chilometri da Efeso). Dopo la morte dell'imperatore tornò ad Efeso dove stese il suo Evangelo; lì lo colse la morte forse nel 104, durante l'impero di Traiano (98‑117), ultra centenario.

In Occidente il culto di Giovanni si sviluppò presto a Roma dove a Porta Latina era stato immerso nell'olio bollente; un oratorio fu infatti eretto sul luogo del supplizio sotto il titolo di S. Giovanni "in oleo" benché la chiesa principale costruita in suo onore a Roma fosse la Basilica di S. Giovanni in Laterano.

In seguito il culto dell'Evangelista si sviluppò in tutta Europa e nelle principali città gli vennero dedicate chiese e basiliche.

 

Elenco Parroci di Perego

 

1589‑ 1598               Don Giovanni Battista Capitaneo

1599‑ 1604               Don Dionigi Casatì

1604‑ 1607               Don Giorgio Longo

1608‑ 1610               Don Alessandro Fumagalli

1610‑1619                Don Giovanni Antonio Corbellini

1619‑ 1627               Don Giulio Cesare Biffi

1627‑ 1630               Don Giovanni Nicolini

1636‑ 1693               Don Bernardino Perego

1693 ‑ 1707              Don Gerolamo Raccovino

1707‑ 1713               Don Giuseppe Carlo Beretta

1713 ‑ 1740              Don Carlo Francesco Lonati

1741 ‑ 1754              Don Giovanni Antonio Fiorone

1755‑ 1763               Don Benigno Feriolo

1763 ‑ 1778              Don Francesco Maria Pirovano

1778‑ 1827               Don Andrea Leveni

1827‑ 1841               Don Domenico Dell'Oro

1841 ‑ 1890              Don Gabriele Pelegatta

1891‑1929                Don Epifanio Fumagalli

1930‑ 1953               Don Alfonso Torricelli

1954‑ 1986               Don Giovanni Premoli

1986‑ 2007               Don Luigi Viganò

 

Il Monastero della Bernaga (7)

 

Proprio nelle prime righe del capitolo dedicato alla Brianza, nella "Grande illustrazione del Lombardo‑Veneto” Cesare Cantú, descrivendo lo sviluppo collinare della valle di Rovagnate, nota che su uno dei rilievi a oriente "campeggia quel che già era convento delle Benedettine di Bernaga".

 

In origine però la sede di quella famiglia monastica femminile in terra di Perego, era un poco più in basso, sul versante opposto a quello del vecchio centro con la torre medievale di Perego, alla Bernaghetta.

 

La data di fondazione non è conosciuta, ma Rinaldo Beretta, che in "Appunti storici su alcuni monasteri della Brianza" si occupa pure del monastero di S. Gregorio di Perego, ritiene la si debba far risalire al secolo XI, anche se la prima notizia, riguardante una permuta, è solo del marzo 1157; così, si deve credere che l'ignoto fondatore ponesse il monastero stesso sotto la diretta protezione degli Arcivescovi di Milano, con diritto di conferma della badessa eletta in capitolo dalle monache (comprova di questa speciale giurisdizione si ha in una bolla di Innocenzo III, del 1162, in favore dell'arcivescovo Oberto Pirovano).

 

"La vita claustrale di quelle monache sembra scorresse regolarmente, in quei lontani secoli, come in tanti altri monasteri. Di gravi avvenimenti che turbassero la loro pace non si ha memoria” afferma Beretta, accennando invece a contratti dai quali risulta che nel 1347 le monache erano proprietarie tra l'altro della fornace di Prestabio (1).

 

Carlo Borromeo, ritenendo non al sicuro le monache dei quattro monasteri benedettini esistenti in Brianza (Perego, Cremella, Lambrugo e Brugora), nel 1578 ne ordinò il trasferimento in Milano.

 

Alla Bernaghetta è rimasta una modesta casa colonica che ha però ancora segni d'un antico portico con capitelli gustosamente ornati e parti murarie costituite di belle pietre squadrate. Nei pressi furono rinvenute anche alcune sepolture mentre funziona tuttora il pozzo. Nello studio appena citato sul monastero di Perego, il Beretta a un certo punto afferma: " ... Giù in basso nell'abitato di Perego sistemarono una succursale, per comodità del monastero stesso situato in alto fuori mano, oggi diventata casa parrocchiale ...”

 

Il chiostro cinquecentesco o “Palazzo"

 

Rappresenta, la più importante testimonianza architettonica del paese ed include sui lati sud‑orientali, la casa parrocchiale e la nuova chiesa parrocchiale. Mentre sui due lati nord‑occidentali vi è un porticato molto bello di sette campate per lato con colonne di granito, ed elegante loggiato superiore di quattordici arcate per lato con colonne di molera.

Sull'architrave d'accesso (in granito) ad un'enorme scantinato vi è incisa la data 1553. Si deve poi osservare che il complesso è pervenuto alla Parrocchia per atto d'acquisto del 17 Febbraio 1925, cedente l'ospedale Fatebenefratelli di Milano.           

Nella perizia d'ufficio in occasione della vendita l'ingegnere Giulio Rezia di Milano affermava che l'immobile era "stato costruito in origine per signorile abitazione". Si osservava che parte dei locali avevano "ab antiquo" una "signorile destinazione” che però allora "non si riconosceva più”.

 

In precedenza l'ospedale aveva ripetutamente affittato l'immobile come fabbricato padronale di un podere; in un'ala si praticava l'industria dei bachi da seta. Ma già nel 1843 alcuni ambienti erano stati ceduti alla Parrocchia.

I recenti lavori di sistemazione del chiostro hanno riportato alla luce alcune novità rispetto a ciò che gli storici avevano ipotizzato.

 

La stessa donazione del feudo avvenuta nel 1653 alla famiglia Pozzi concorre a provare quest'ipotesi. Da questa data in poi la maggior parte delle notizie che abbiamo derivano da un'attenta analisi dei documenti catastali.

 

Il documento più importante è del 1767 ed è stato rinvenuto in Archivio parrocchiale, esso conferma l'ipotesi dell' esistenza di una terza torre.

 

Si tratta di un atto notarile nel quale il sig. Luca Pozzi, proprietario della "Casa delle Torri”, cede alla chiesa parrocchiale di Perego un cortile di sua proprietà, "perché possi il sig. curato, la Ven. da scuola e il Popolo tutto servirsene ad uso di allungare la Chiesa per comodo maggiore del d. to Popolo, che intervenir possa alle sagre funzioni, che in genere si fanno ....”

 

In cambio di questo la chiesa si impegna a realizzare alcuni lavori di consolidamento alle murature di una torre, "risguardante" la chiesa e più alta "dell'altra collaterale”, "per il pericolo che non venghi a cadere a danno di essa" chiesa e perché "venghi levato ogni timore di rovina".

 

Il documento attesta, quindi, l'esistenza di due torri collaterali; la più alta di queste era prospiciente la chiesa e tanto vicino ad essa da temerne il crollo.

 

Dal 1993 la torre è di proprietà comunale. Il Comune ha avviato e concluso il primo lotto dei lavori di restauro, che consisteva nel rifacimento totale del tetto, conservazione della muratura esterna, abbattimento di un muro cinquecentesco al piano terra, e sistemazione delle finestre dell'edificio.

 

La più significativa riguarda le murature, sulle quali però non è stato operato sino ad ora alcuno studio specifico. E' auspicabile che in un prossimo futuro venga eseguita una analisi stratigrafica delle stesse e degli intonaci, anche in conseguenza dei risultati messi in luce dal fotopiani di alcuni prospetti che presentano elementi tali da ipotizzare l'esistenza di diverse fasi costruttive.

 

E' molto probabile che il chiostro cinquecentesco sia stato edificato sopra le vestigia di una o più antiche costruzioni. Ed è altresì possibile ipotizzare che prima della dimora signorile cinquecentesca vi fosse in loco una struttura più modesta, forse di tipo militare, oppure un piccolo insediamento religioso dipendente delle monache della Bernaghetta.

 

Un' altra novità riguarda il rinvenimento di un affresco di Scuola Lombarda, di autore ignoto e di difficile datazione (probabilmente eseguito tra il XVI ed il XVIII sec.) raffigurante la Crocifissione di Gesù.

 

La torre medievale

 

Le prime notizie certe sulla torre risalgono agli anni 1527‑31, periodo in cui fu in Brianza Gian Giacomo de Medici: sappiamo che a Perego vi era un castello con grosse mura, due alte torri e senza fossato; a questo proposito e' necessario riportare le parole del Dozio: " ... il suo castello, di cui il più vecchio cenno da me trovato è dell'anno 1115, era di notevole ampiezza con salotti, con portici ed altri luoghi di comodo alloggio.fabbricato sopra un masso di calcare, ad oriente del villaggio". Esso era situato in posizione strategica poiché dominava l'intera Valle di Rovagnate, ed era tenuto da un fervente partigiano del Medici, un certo Pozzi da Perego.

La famiglia Pozzi, della quale non si é trovata alcuna notizia, era, probabilmente, una delle più eminenti del paese tanto che nel 1571 Carlo Borromeo, venuto in visita pastorale nella pieve di Missaglia, "ebbe alloggio in casa dei nobili Pozzi” a Perego.

 

Torre di Perego: indice cronologico degli avvenimenti

 

1155                   G. Dozio dice dell'esistenza del castello, ma 

                 la cosa non é da noi documentata.

1527‑31             Sappiamo dell'esistenza del castello dal 

                 Missaglia. Esso era tenuto da un certo Pozzo.

1571              Visita pastorale di Carlo Borromeo nella pieve di

                     Missaglia. Egli é ospite in casa Pozzi a Perego.

1653                   Donazione del feudo alla famiglia Pozzi.

1755                   La torre, insieme agli edifici circostanti, é

                 registrata come casa di affitto di proprietà di Pozzi 

                     Luca.

1767                  Il sig. Luca Pozzi cede alla chiesa un cortile

                 della "casa delle torri.

1808                  Passaggio di proprietà da Pozzi Luca a Pozzi da

                 Perego Franco

1823                  Virginia Teresa, figlia di Pozzi da Perego Maria

                 e Otto­lini Bernardo, eredita la proprietà. Ottolini

                     Bemardo ne é usufruttuario.

1834                  Cipriano Bonfanti acquista la proprietà.

1848                  I figli di C. Bonfanti ereditano la proprietà.

1850                  Divisione in tre parti della partita. Alessandro

                 Bonfanti proprietario

1853                   Caterina Molteni, madre di A. Bonfanti,diventa

                     usufruttuaria.

1910                  La Torre é sottoposta a vincolo ai sensi della

                 Legge 364 del 1909.

1939                  La torre é sottoposta a vincolo ai sensi della

                 Legge 1089 del 1939.

1987                  La torre con gli edifici limitrofi, viene acquistata

                dal sig. Losa Bruno titolare dell'omonima impresa di

                    costruzioni.

1988                 Il Comune di Perego acquista la torre.

1993                 Il Comune di Perego esegue il primo lotto di

                lavori di restauro della torre.

 

     Notizie tratte da:”Perego si Presenta. Nel suo Millennio di storia e dà il benvenuto al visitatore”. Parrocchia di S. Giovanni, Perego, 1990. Testi e foto di Valerio Sala.

L'autore ringrazia Don Luigi Viganò e M Fumagalli per la gentile collaborazione.

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