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La Comunità Pastorale è intitolata a S.Antonio Abate, già venerato nel nostro territorio; un santo dedito alla ricerca di Dio e per questo considerato dalla tradizione Padre del monachesimo. Al suo esempio, alla sua seria e costante ricerca del volto di Dio e alla sua intercessione affidiamo il Progetto Pastorale delle parrocchie di Perego, Rovagnate, S.Ambrogio in Monte e S. Maria Hoè.
Abbiamo la convinzione che la frequentazione orante della Parola di Dio, la meditazione e la contemplazione di Gesù Cristo siano le fondamenta su cui costruire una Comunità e formare la fede dei singoli e dei gruppi alla missione. Lo stesso S.Antonio, pur essendosi votato alla vita eremitica nel deserto, quando ad Alessandria imperversarono le persecuzioni dei cristiani, non esitò a lasciare l’eremo per stare vicino alla gente.
PROGETTO PASTORALE
della Comunità Pastorale di S. Antonio Abate


PROFILO STORICO

Elenchiamo alcune condizioni favorevoli che hanno motivato l’avvio del progetto di Comunità Pastorale nell’area omogenea della “Valletta” che conta circa 6500 abitanti.
  • Storicamente: Perego si è staccata da Rovagnate per opera di S.Carlo; S. Maria (ex convento dei Servi di Maria) è diventata parrocchia nel 1914; Monte nel 1930.
  • I confini delle parrocchie non corrispondono a quelli dei comuni e si mescolano (con criteri del passato ora superati; ad es. la parrocchia di Rovagnate ha circa 200 ab. del comune di S. Maria e 500 c.a del comune di Perego).
  • Tra il 1920 e il 1954, il governo fascista aveva creato l’unico Comune della Valletta denominato S. Maria di Rovagnate.
  • C’è un unico plesso scolastico per le scuole medie e nelle scuole superiori gli studenti si mescolano.
  • I tre comuni hanno già unificato alcuni servizi.
  • Dal 1974 è stata costituita l’AGE della Valletta che opera con varie iniziative.
  • Ci sono strutture ed associazioni sportive unitarie (es. un unico Palazzetto dello sport, un unico campo a 11 omologato FGCI con tribune, la pallavolo femminile, ecc.)
  • Pastoralmente: Il parroco di Rovagnate, già dal 1996, lo è anche di Monte ed appartengono ad un unico comune. Si fa riferimento al sacerdote incaricato per la pastorale giovanile del decanato: c’è da tempo un cammino unitario per i giovani ed esperienze formative estive comuni anche per gli adolescenti. C’è un unico cammino per i fidanzati, la terza età è coordinata insieme, i Gruppi di Ascolto sono preparati insieme, insieme abbiamo coordinato le Missioni; si fanno insieme alcune iniziative: Processione Eucaristica, Celebrazioni Penitenziali, una giornata di oratorio feriale, la vacanza estiva a S.Caterina, la giornata delle Cresime, la sfilata di carnevale …


PREMESSA

La Comunità Pastorale è intitolata a S.Antonio Abate, già venerato nel nostro territorio; un santo dedito alla ricerca di Dio e per questo considerato dalla tradizione Padre del monachesimo. Al suo esempio, alla sua seria e costante ricerca del volto di Dio e alla sua intercessione affidiamo il Progetto Pastorale delle parrocchie di Perego, Rovagnate, S.Ambrogio in Monte e S. Maria Hoè.
Abbiamo la convinzione che la frequentazione orante della Parola di Dio, la meditazione e la contemplazione di Gesù Cristo siano le fondamenta su cui costruire una Comunità e formare la fede dei singoli e dei gruppi alla missione. Lo stesso S.Antonio, pur essendosi votato alla vita eremitica nel deserto, quando ad Alessandria imperversarono le persecuzioni dei cristiani, non esitò a lasciare l’eremo per stare vicino alla gente.
Siamo, infatti, fermamente convinti che un autentico incontro con il Signore Gesù e, quindi, una intensa vita ed esperienza del suo Spirito, spingano necessariamente i fedeli alla missione nel mondo, per portare a tutti gli uomini l’annuncio gioioso (evangelico) che l’amore di Dio è in mezzo a noi.
Come ci ricordano i Vescovi italiani «Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa. Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la preghiera liturgica, la Parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongono i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza di vita» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia- n° 32).
Siamo consapevoli che la Comunità Pastorale, provocata anche dalla carenza di vocazioni sacerdotali, crea alcune difficoltà. Prima fra tutte la necessità di seguire un cammino di fede comune, mantenendo, tuttavia, l’identità di ogni parrocchia con la sua storia, le sue peculiarità e la sua organizzazione. Inoltre occorre creare una rete di rapporti e relazioni tra le parrocchie della CP dando un comune orientamento, tenendo conto del Decanato e delle indicazioni diocesane. Infine occorre cercare un volto nuovo per questa pastorale d’insieme: che sia un completamento andando oltre la pastorale tradizionale. A fronte di queste difficoltà, che percepiamo anche nel sentire comune della gente, vogliamo cogliere il suggerimento del Cardinale nella Omelia in occasione della Solennità di S.Carlo 2007: «Il progetto delle Comunità Pastorali … è un guardare avanti (e quindi un andare avanti) per un rinnovamento e un potenziamento delle istanze profonde e autentiche della vita e della missione della Chiesa oggi (…) Più che parlare di difficoltà, dovremmo allora parlare di “sfide” nelle quali riconosciamo non soltanto ostacoli, fatiche e paure, ma anche nuove possibilità, vere opportunità, aperture, stimoli al coraggio per il servizio al Vangelo da parte dei presbiteri e delle comunità cristiane» (pp.40-41).
A questo scopo abbiamo redatto questo Progetto Pastorale che vuole essere orientamento unitario della Comunità S.Antonio Abate e sprone al rinnovamento e al coraggio per affrontare le sfide dell’oggi con una pastorale innovativa e missionaria: esprime la Missione che la Comunità Pastorale sente come propria all’interno del suo territorio, incarnando così il Vangelo e il Piano generale della Diocesi di cui fa parte.
Resta un adempimento aperto, disponibile a rettifiche e integrazioni che si rendano necessarie cammin facendo. In quest’ottica, tenendo anche conto delle consegne fatte dal Cardinale nella recente Visita Pastorale al Decanato di Brivio di cui facciamo parte, riteniamo di porre come cardini e orientamenti del nostro programmare e agire pastorale i seguenti elementi chiave:

1.COMUNIONE     2. FORMAZIONE     3. MISSIONE


1.COMUNIONE

Crediamo sia importante innanzitutto accrescere (con diverse iniziative comuni e non) nei membri dei quattro paesi la consapevolezza di essere una Comunità Pastorale. Riteniamo prioritario creare e incrementare sempre più uno spirito di appartenenza, per superare rigidità e arroccamenti al “proprio campanile”.
Come ci ha detto mons. Molinari in occasione della festa di S.Antonio 2008 citando l’Arcivescovo: «Ama la parrocchia vicina come la tua». E il Cardinale nella sua Lettera alle comunità cristiane del Decanato di Brivio scrive: «Sappiate promuovere una vera “pastorale d’insieme” nella chiara consapevolezza che il rinnovamento pastorale passa primariamente attraverso la decisa volontà di collaborazione tra le parrocchie» (p. 3); e nella Omelia in occasione della Solennità di S.Carlo 2007 precisa meglio: «Nella disponibilità di tutti - pastore e gregge - siamo chiamati a vivere la comunione-collaborazione-corresponsabilità» (p.24).
Occorre, quindi, aumentare nei fedeli la coscienza che tutti siamo corresponsabili della Comunità Pastorale, ognuno secondo il dono dello Spirito, così da sentirci tutti interpellati e spinti a collaborare per la costruzione di una comunione realmente vissuta.
«Lo stesso Sinodo – ci ricorda sempre il Cardinale nell’Omelia della Messa crismale 2006 – ha ribadito con forza che la pastorale d’insieme è esigenza connaturata con la Chiesa, quale realtà di comunione. Pertanto il riferimento prioritario alle parrocchie non deve portarle a forme di chiusura e di isolamento, quanto piuttosto spingerle a realizzare tra loro modalità di integrazione organizzativa, di condivisione di risorse e di strutture, di ministerialità condivisa, perché sia possibile una pastorale che corrisponda alle necessità obiettive della missione in un determinato territorio» (p. 21) Un compito importante per guidare e coordinare nella comunione la comunità è affidato agli organismi che ne hanno la responsabilità secondo le loro proprie competenze: - il Direttivo, - i Consigli Pastorali e per gli affari economici, - le Commissioni di settore. Al fine di camminare nella comunione riteniamo importante, per esempio, pianificare insieme le diverse attività (sia dei singoli paesi sia dell’intera Comunità Pastorale) all’inizio dell’anno pastorale; inoltre riteniamo opportuno favorire la rotazione nei quattro paesi delle varie iniziative e incontri, concordare gli orari delle Messe e delle celebrazioni, curare la comunicazione unitaria delle attività, etc.
Occorre anche verificare la disponibilità delle strutture per un utilizzo più coordinato e condiviso.


2.FORMAZIONE

Al fine di creare e incrementare sempre più uno spirito di comunione-collaborazione-corresponsabilità sentiamo il bisogno di seri percorsi di formazione per suscitare laici preparati che si impegnino, responsabilmente e con la debita competenza, sia nelle consuete aree della pastorale ordinaria, sia nei nuovi areopaghi della odierna società e anche nei nuovi ambiti verso cui le indicazioni diocesane recenti ci spronano.
Ci ricorda il Cardinale nella citata Omelia per la Solennità di S. Carlo: «..lo Spirito ci sollecita a una conversione spirituale-culturale-pastorale che ci faccia superare forme – in qualche modo ancora presenti – di clericalismo, come se la cura del cammino di fede fosse di competenza esclusiva o quasi dei preti» (p.20); infatti il prete oggi «non è colui che fa tutto lui; non è la sintesi di tutti i ministeri, ma ha il ministero della sintesi» (p. 22). Occorrerà allora che ciascuno si senta «autenticamente responsabile circa il futuro della nostra Chiesa» (p. 18) mettendo i propri doni e talenti a servizio del bene comune. Sempre il Cardinale ci ricorda che «i molteplici doni di cui lo Spirito arricchisce la Chiesa del Signore vanno accolti cordialmente ed è per tutti una grande responsabilità promuoverli e valorizzarli» (p. 20).
A tal proposito occorre anche avere il coraggio di rinnovarsi e rinnovare insieme i percorsi, consapevoli che «i consueti percorsi della traditio fidei sono diventati non poche volte impraticabili, perché sono venute meno o sono state fortemente compromesse le esperienze elementari e le conoscenze fondamentali della fede» come ci sprona a fare il Cardinale nella sua Lettera per l’anno pastorale 2007-2008 Famiglia comunica la tua fede (p.10). È urgente «uscire dai nostri schemi, dalle lamentele a dai ripiegamenti, e rinnovarci decisamente come comunità e come singoli» (id. p. 12).
A questo scopo, per un reale e intelligente rinnovamento, riteniamo importante una formazione a tutto campo affinché queste ministerialità e carismi maturino in funzione ecclesiale come doni per il comune cammino di fede in vero spirito collaborativo, al fine di evitare il nascere o lo svilupparsi di gruppi acefali e indipendenti.
La formazione assumerà tre volti: spirituale, ecclesiale e pastorale; come il Cardinale ha chiesto come consegna al termine della Visita Pastorale (cfr Lettera alle comunità cristiane del Decanato di Brivio, p.3).
La formazione riguarda: - la preparazione dei catechisti; - la catechesi nelle varie età (catechesi ordinaria, incontri biblici, Scuole della Parola, gruppi di ascolto, predicazione…); - la riscoperta dell’indispensabilità dei Sacramenti per gli adulti (per genitori, padrini e madrine in vista del battesimo dei bambini, per i genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana…); - la pastorale famigliare (educazione all’affettività, corsi per fidanzati, gruppi di spiritualità famigliare…); - l’impegno nei vari ambiti della vita sociale e politica ( conoscenza del magistero sociale della Chiesa e delle dinamiche che regolano la società…); - una caritas competente e meno improvvisata; ecc.


3.MISSIONE

Se, infatti, comunione e formazione sono importanti in un cammino di fede, la missione ne resta lo scopo ultimo e la direzione globale di fondo. Una comunità chiusa in se stessa, nelle sue liturgie e nelle sue riunioni rischia di restare sterile, in quanto non si apre agli altri. La Comunità Pastorale non è isolata, ma inserita in un contesto storico, culturale e sociale attuale e del nostro preciso territorio. Per questo motivo non può far finta di niente e non vedere quello che succede nel mondo e nella vita quotidiana della gente. La nuova pastorale deve, allora, incarnarsi nel nostro tempo e nel nostro territorio per raggiungere l’uomo lì dove vive, con la sua storia, i suoi problemi e le sue risorse e aspirazioni.
Al riguardo scrivono i Vescovi italiani nel Documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia: «La missione ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza» (n° 32). Quindi è importante «dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso mutamenti della pastorale, una chiara connotazione missionaria» (n° 44).
Per far questo occorre lo sforzo di ogni componente della Comunità Pastorale (sacerdoti e laici) per aprirsi anche a nuove idee e visuali, magari più impegnative delle tradizionali forme di pastorale, ma certamente più stimolanti.
Questa è anche la fondamentale consegna che il Cardinale ci ha lasciato quando scrive: «La missione sia la scelta qualificante delle parrocchie: contemplando il volto missionario di Gesù e facendo nostro il suo comando a portare ovunque il suo Vangelo ci sentiamo mandati dal Signore a vivere con rinnovato slancio ed entusiasmo la testimonianza cristiana, a farci annunciatori convinti e coerenti della speranza che lo Spirito suscita nei nostri cuori» (cfr. Lettera alle comunità cristiane del Decanato di Brivio, p.2). E allora «la consegna del Signore si realizza nel segno di una Chiesa “estroversa” tutta proiettata nella missione. Guardiamo con fiducia e affetto questo nostro tempo che ci chiede di uscire dal porto sicuro delle nostre abitudini verso il mare aperto di una corale testimonianza nel mondo» (cfr. Omelia in occasione della Solennità di S.Carlo 2007, pp. 13-14).
Ci è chiesta, dunque, una pastorale rinnovata, che non sia la semplice riedizione di abitudini sicure e comode, ma che ci trovi coraggiosi nel proporre modi e programmi nuovi per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.
A questo scopo riteniamo che l’incarnazione di Cristo possa essere un riferimento innovativo e qualificante l’agire autenticamente cristiano, che ci spinge, in un movimento centrifugo, a uscire dalle nostre cerchie e dai nostri luoghi consueti verso il mondo e la vita concreta dell’uomo d’oggi. Un movimento che è il movimento stesso di Dio che, in una sovrabbondanza di amore, esce da Sé (la Trinità) e si fa uomo per condividere la nostra storia concreta fino in fondo, fino “agli inferi” come ci ricorda il Simbolo degli Apostoli.
Al termine di ogni Eucaristia Cristo ci affida la missione di andare e portare la nostra fede nel mondo.
Il cristiano, quindi, non è tale solo quando entra in chiesa, ma lo è anche e soprattutto quando esce di chiesa ed entra nel mondo portando il lievito del Vangelo che fermenta la massa ed è luce che illumina ogni uomo.
Il cristiano è colui che assume Cristo come criterio di vita e del suo agire. Si deve occupare di ciò che riguarda il mondo dell’uomo d’oggi, con la mente aperta e il cuore attento al soffio dello Spirito, per cogliere ciò che può influire sull’uomo e sulla sua esistenza cercando di arrivare anche a coloro che non frequentano le nostre assemblee. Vorremmo costruire una Comunità alternativa, nel senso evangelico del termine. Una Chiesa che viva e incarni il Vangelo delle Beatitudini (come ci chiede il Cardinale nella sua Lettera per l’Anno Pastorale 2007-2008, p.34) e le cui porte non siano chiuse a chi chiede sinceramente aiuto e i cui membri vadano da chi quelle porte non varca o non vuole varcare.
Soprattutto - come ci chiedono i Vescovi italiani - oggi è necessaria «una sempre più convinta attenzione nella pastorale della Chiesa verso i cosiddetti “non praticanti”, ossia verso quel gran numero di battezzati che, pur non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, spesso non ne vivono la forza di trasformazione e di speranza e stanno ai margini della comunità ecclesiale. Sovente si tratta di persone di grande dignità, che portano in sé ferite inferte dalle circostanze della vita familiare, sociale e, in qualche caso, dalle nostre stesse comunità, o più semplicemente sono cristiani abbandonati (…) Questa area umana…chiede un rinnovamento pastorale» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n° 57).
Questo significa che la Comunità tutta e specialmente nel suo organo consultivo che è il Consiglio Pastorale dovrà prendersi a cuore e interessarsi alle realtà del territorio e, se necessario, prendere posizione, sollecitare interventi delle Istituzioni, esprimere il suo parere, dare il proprio sostegno soprattutto quando si tratta di difendere l’uomo e la dignità della sua esistenza.

Siamo consapevoli che compiere questo cammino sarà un lavoro non facile e graduale, nel rispetto dei tempi di ogni realtà parrocchiale e di ognuno di noi. Vogliamo comunque puntare fermamente in questa direzione, perchè la Comunità Pastorale sia un’occasione e un’opportunità vera di rinnovamento. Servirà un lavoro prima interiore di ricerca e confronto, per poi passare alla concretizzazione operativa e ai fatti che verranno esplicitati nel Programma Pastorale. Sarà un cammino difficoltoso, ma ci illuminerà e guiderà sempre il modello dell’Incarnazione di Dio che ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio in mezzo a noi, in questo mondo (il nostro) e in questa nostra storia – come ci ricorda l’evangelista Giovanni (3, 16).
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