1 maggio 2008

6 gennaio 2008

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Vaticano

Chiesa di Milano
b. La conduzione unitaria: il Direttivo pastorale

Il soggetto unitario a cui compete promuovere e guidare l’attivita della Comunita pastorale e il Direttivo pastorale, costituito da un sacerdote Responsabile della Comunita pastorale, che e parroco e legale rappresentante delle singole parrocchie, da altri sacerdoti Vicari della Comunita pastorale, cui viene affidato un ambito specifico e/o il compito di seguire in modo particolare l’attivita di una o piu parrocchie, ed eventualmente da sacerdoti Residenti con incarichi pastorali. Entrano inoltre a far parte del Direttivo diaconi nominati Collaboratori della Comunita pastorale e consacrati e laici (in particolare i Responsabili o Direttori laici di oratorio) chiamati con formale incarico a operare stabilmente e di norma a tempo pieno nel servizio della Comunita pastorale.
Al fine di garantire una dedizione generosa alla Comunita pastorale in un’ottica di apertura e di rinnovamento nel tempo e all’interno di una disponibilita missionaria ai bisogni della Diocesi, di norma il Responsabile della Comunita pastorale e nominato per nove anni. Per i Vicari della Comunita pastorale e previsto un mandato che, salvo eccezioni, non superi i dieci anni. Diaconi, consacrati e laici potranno avere incarichi per un periodo di tempo piu breve, tale pero, da garantire la continuita dell’azione pastorale del Direttivo.
Fatta salva la responsabilita ultima del Responsabile della Comunita pastorale circa la conduzione unitaria, all’interno del Direttivo deve esistere la piu ampia condivisione dell’attivita e delle scelte pastorali elaborate con il coinvolgimento degli organismi di corresponsabilita ecclesiale unitari (Consiglio pastorale della Comunita pastorale e Consiglio per gli affari economici della Comunita pastorale).
Il Direttivo pastorale e il contesto piu opportuno per favorire forme di comunione tra tutti i suoi membri e in particolare concrete esperienze di fraternita e di vita condivisa tra i sacerdoti (e i diaconi) finalizzate a una comune azione pastorale. A garanzia di cio puo essere opportuno che il Direttivo elabori una propria “regola di vita”. Occorrera, inoltre, studiare e realizzare i necessari adeguamenti delle strutture, tenendo conto delle situazioni locali, in modo da permettere una condivisione effettiva e quotidiana (si potrebbe studiare l’utilita di una sede per il Direttivo – che in qualche caso potra essere anche il punto di riferimento per le attivita della Comunita pastorale – dove prevedere locali per incontri, una mensa comune, ed eventualmente le abitazioni per i sacerdoti e per altri appartenenti al Direttivo).

c. Il progetto comune e le attivita proprie delle singole parrocchie e della Comunita pastorale

La Comunita pastorale e chiamata a realizzare un progetto pastorale comune, che riguardi l’annuncio della Parola, la liturgia e la vita di preghiera, il servizio caritativo e la cura di contesti specifici, quali ad esempio la pastorale giovanile, la pastorale familiare, la pastorale dei malati e l’animazione della vita cristiana nei diversi ambiti della vita culturale e sociale. In particolare, con l’aiuto del Vicario episcopale di Zona (cfr. cost. 158 § 4), si devono individuare alcuni ambiti che possano essere seguiti in modo strettamente unitario, sotto la guida di una figura pastorale di riferimento interna al Direttivo. E comunque necessario che il progetto pastorale, elaborato sotto la responsabilita del Direttivo con la partecipazione del Consiglio pastorale della Comunita pastorale, trovi una formulazione scritta, precisa e articolata, e che sia periodicamente rivisto per essere sempre in sintonia con il cammino della Diocesi (e delle sue piu vicine articolazioni: zona, decanato, ecc.) e per accompagnare lo sviluppo della Comunita pastorale con gradualita, intelligenza e coraggio.
All’interno del progetto comune e secondo le linee concordate a livello dell’intera Comunita pastorale (che dovranno riguardare anche aspetti molto concreti, quali a esempio l’orario delle Messe o le tappe dell’iniziazione cristiana), le singole parrocchie continueranno a essere il luogo ordinario della vita liturgica e sacramentale dei fedeli, anche se, a seconda dei casi, potranno essere previsti celebrazioni, catechesi, momenti formativi, ecc. di tutta la Comunita pastorale. Anche altri ambiti di vita pastorale potranno essere utilmente articolati tra ambito parrocchiale e ambito della Comunita pastorale (per esempio, la pastorale giovanile potra vedere la continuita di attivita, insieme autonoma e coordinata, dei singoli oratori parrocchiali, ma dovra prevedere anche iniziative comuni che investano tutti i ragazzi e i giovani dell’intera Comunita pastorale). Si dovra poi avere particolare cura affinche le specificita delle singole comunita parrocchiali (per es. ricorrenze tradizionali, attivita culturali e formative, iniziative caritative) non vengano meno o siano trascurate, ma giustamente valorizzate e viste come ricchezza da condividere nelle forme piu opportune con l’intera Comunita pastorale. Non deve comunque mancare a livello locale quell’attenzione a tutti che e tra i compiti specifici della comunita cristiana (cfr. cost. 160).

d. I Consigli della Comunita pastorale e la conduzione economico-amministrativa

Nell’ambito della Comunita pastorale devono essere costituiti – con la gradualita necessaria – un unico Consiglio pastorale della Comunita pastorale, in cui ciascuna delle singole comunita parrocchiali sia debitamente rappresentata, e un unico Consiglio per gli affari economici, comprensivo di almeno tre rappresentanti per ogni parrocchia. L’attivita dei due organismi deve essere svolta in accordo con il Direttivo pastorale e sotto la presidenza del Responsabile della Comunita pastorale.
La gestione economica e amministrativa di beni e risorse della Comunita pastorale dovra attuarsi tenendo conto delle seguenti indicazioni. La titolarita delle strutture resta delle singole parrocchie, come pure quella delle attivita proprie di ciascuna di esse. Gli interventi di natura straordinaria sugli immobili dovranno essere comunque decisi a livello di Comunita pastorale. L’utilizzo di strutture e la realizzazione di attivita concernenti l’intera Comunita pastorale dovranno essere finanziati con il concorso di tutte le parrocchie, secondo criteri di equita individuati in sede locale. Le offerte raccolte presso ciascuna parrocchia, salvo diversa indicazione, restano di pertinenza di ognuna di esse; dovranno inoltre essere rispettate le destinazioni legittimamente determinate dagli offerenti. Sara poi necessario avviare progressivamente forme di condivisione e di cassa comune, che esprimano una reale comunione all’interno della Comunita pastorale e permettano un uso razionale delle risorse. Al fine di favorire una amministrazione puntuale e competente di beni e di attivita della Comunita pastorale nel suo insieme e delle parrocchie che la compongono, potra essere opportuno individuare un “Economo” della Comunita pastorale, che, sotto l’autorita del Responsabile della Comunita pastorale e del Direttivo e secondo le indicazioni del Consiglio per gli affari economici della Comunita pastorale, segua – anche con l’aiuto di collaboratori – una serie di adempimenti quali, ad esempio, la manutenzione e gestione ordinaria, la contabilita degli enti e delle attivita, i rapporti con fornitori e terzi, la vigilanza sull’attuazione degli interventi previsti anche di natura straordinaria. A tale scopo potranno essere delegati all’Economo, con le necessarie autorizzazioni e in forme civilmente valide, determinati poteri da parte del Responsabile della Comunita pastorale.

e. Possibilita della forma dei Parroci in solido

Oltre che a un unico Responsabile con un Direttivo e fermi restando tutti gli altri aspetti che la configurano nella sua tipicita, la Comunita pastorale puo essere affidata anche a Parroci in solido (cfr. can. 517 § 1) con uno di essi come Moderatore (e legale rappresentante di tutte le parrocchie), con l’eventuale collaborazione di diaconi, di consacrati e di laici che partecipano della cura pastorale, di norma a tempo pieno.

f. La Comunita pastorale affidata a un solo parroco

La cura e la responsabilita pastorale di una Comunita pastorale puo essere affidata in talune circostanze a un solo parroco. In qualche caso potra essere possibile la presenza di altri ministri sacri (per es. un vicario parrocchiale per la pastorale giovanile o un diacono), ma non nella forma di un vero e proprio Direttivo. Salvo l’assenza di un Direttivo, per il resto anche questa modalita di Comunita pastorale dovra attuare le indicazioni sopra descritte e non dovra comunque mancare una condivisione delle scelte tra il parroco e i suoi collaboratori e una valorizzazione delle diverse forme di ministerialita.

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