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La Comunità Pastorale è intitolata a S.Antonio Abate, già venerato nel nostro territorio; un santo dedito alla ricerca di Dio e per questo considerato dalla tradizione Padre del monachesimo. Al suo esempio, alla sua seria e costante ricerca del volto di Dio e alla sua intercessione affidiamo il Progetto Pastorale delle parrocchie di Perego, Rovagnate, S.Ambrogio in Monte e S. Maria Hoè.
Abbiamo la convinzione che la frequentazione orante della Parola di Dio, la meditazione e la contemplazione di Gesù Cristo siano le fondamenta su cui costruire una Comunità e formare la fede dei singoli e dei gruppi alla missione. Lo stesso S.Antonio, pur essendosi votato alla vita eremitica nel deserto, quando ad Alessandria imperversarono le persecuzioni dei cristiani, non esitò a lasciare l’eremo per stare vicino alla gente.
Ma che festa è?
19 novembre 2007

                           MA CHE FESTA E'?

20-25 aprile  Patronaledi S.Giorgio M. 

                           (Parrochia di Rovagnate)                   

2 - 3   giugno: Festa dello Sport  (ARS)       

9 -10  giugno: Festa del CAI

29/6-1/luglio:   Rock@Santa

6 - 8  luglio:     De e n(occ)       (Ass. Impronte)

28 - 29  luglio:  Sagra B.V. del Rosario  (Parr. di Perego)

11-16   agosto: Festa dell’Assunta      (Parr. di Monte)

30/8-2/9 : Country Fest  (Proloco presso il palazzetto)

1 - 19 settembre: Patronale B.V.  Addolorata 

                                 (Parr. S. Maria Hoè)

 

Ho cercato di elencare le feste principali che vengono organizzate in Valletta lungo l’anno, soprattutto nella bella stagione (forse ne manca ancora qualcuna). Ad esse si aggiungono poi feste più brevi e manifestazioni straordinarie, oltre a quella delle singole associazioni e gruppi.

Constato l’indiscusso bisogno di far festa, di aggregazione, di manifestare… sempre meglio che star chiusi in casa davanti alla TV o al computer, vien da dire! Mi chiedo e vi chiedo però: che senso hanno tutte queste feste?

Ogni manifestazione è specchio di chi la organizza e vi si possono leggere le intenzioni: a volte esplicite e proclamate, altre volte implicite.

Quando leggo certi manifesti: “festa del raviolo dolce, sagra del pesce, delle lumache, della birra, della porchetta, della zucca, del maiale, della birra Celtica…” (titoli di manifesti della nostra zona), mi scoraggio un po’; non c’è il rischio che diventi più importante il richiamo del piatto tipico, la quantità del guadagno e la soddisfazione dello stomaco delle persone rispetto alla loro testa? Ciò che importa sono i numeri e quanto consumano: “…che successo!...è andata bene!”                  Non stiamo esagerando?

Talvolta è l’esibizione, lo spettacolo di grido che contano: è importante che attirino tanta gente…gente che spenda, oltre a divertirsi. Spesso alle manifestazioni associamo pesche di beneficenza, lotterie, banchi vendita…diamo una ragione benefica come a dire: “non lo facciamo per interesse nostro, ma per aiutare la parrocchia, il missionario, l’istituzione tale, ecc.”.

In certe feste popolari talvolta che stride è l’abbinamento tra il sacro e il profano col rischio di strumentalizzare il sacro (triduo, messe, processioni…) riducendolo a folclore tradizionale e trascurando la parte più impegnativa che implica la riconversione dei cuori ad una fede autentica.          Che dire?

Provo a metterla sullo scherzo: come quando nella vecchia scuola, assentandosi ilmaestro, si metteva uno alla lavagna a scrivere i buoni e i cattivi.  Non vuol essere un processo alle intenzioni, ma l’invito a riflettere, a coordinare e a qualificare meglio le nostre feste.

                                        BUONI

E’ una buona festa se non crea divisioni tra gruppi e persone, facilita i rapporti e invoglia il dialogo.

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Bene se viene organizzata per scopi di autentica beneficenza e necessità vere di coloro che si vogliono aiutare.

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Il rapporto con il guadagno è bene che sia trasparente, motivato e poi i soldi si spendano utilmente in coerenza con quanto preannunciato.

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Bene se c’è equilibrio con manifestazioni, mostre, esibizioni, ecc. culturalmente arricchenti.

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Bene se c’è equilibrio tra sacro e profano e la gente partecipa con impegno sia agli appuntamenti religiosi che agli altri.

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E’ bene concordare date e tempi tra parrocchie vicine e comuni per evitare sovrapposizioni, esagerazioni e ripetitività.

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                                         CATTIVI

Una festa nasce male quando si pone come alternativa e in concorrenza ad altri.

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Non fa piacere se si cerca solo la promozione di se stessi e il prestigio esclusivo del proprio gruppo sociale o partitico. Ancor peggio se è “contro”.               

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Male se non si sa quanto si è guadagnato, dove vanno a finire i soldi, chi e come li gestisce.

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Deludente se si cura solo il cibo e il ballo, ancor peggio se favorisce “lo sballo”.

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Scoraggiante vedere che si fa una festa patronale curando solo “la sagra” e snobbando la dimensione spirituale.

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Infastidisce la concorrenza campanilistica per sentirsi “i più bravi” e considerare “quelli di fuori” solo come gente “da spremere”.

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Segno di scarsa fantasia fermarsi solo al solito complesso musicale da ballo per riempire le serate o alla concorrenza sui fuochi artificiali più belli e costosi.

 

Ora, a queste feste ne aggiungeremo un’altra: la “PATRONALE DI S. ANTONIO ABATE” che coinvolgerà le 4 parrocchie della Valletta.

La data è d’obbligo: il 17 gennaio, festa liturgica di S. Antonio Abate. Pur conservando le caratteristiche tradizionali, cercherà di coinvolgere ancora di più le 4 parrocchie. Concorderemo il programma e lo comunicheremo a suo tempo.

Si cercherà di evidenziare gli aspetti unitivi propri di questa occasione. Soprattutto ci affideremo all’intercessione del patrono perché sostenga gli intenti di comunione ecclesiale nella quale ci siamo incamminati.                              Don Eugenio

 

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