 La Comunità Pastorale è intitolata a S.Antonio Abate, già venerato nel nostro territorio; un santo dedito alla ricerca di Dio e per questo considerato dalla tradizione Padre del monachesimo. Al suo esempio, alla sua seria e costante ricerca del volto di Dio e alla sua intercessione affidiamo il Progetto Pastorale delle parrocchie di Perego, Rovagnate, S.Ambrogio in Monte e S. Maria Hoè.
Abbiamo la convinzione che la frequentazione orante della Parola di Dio, la meditazione e la contemplazione di Gesù Cristo siano le fondamenta su cui costruire una Comunità e formare la fede dei singoli e dei gruppi alla missione. Lo stesso S.Antonio, pur essendosi votato alla vita eremitica nel deserto, quando ad Alessandria imperversarono le persecuzioni dei cristiani, non esitò a lasciare l’eremo per stare vicino alla gente.
I PASSI DELLA COMUNITA' PASTORALE2 febbraio 2010Martedì 19 gennaio si è radunato il Consiglio Pastorale Unitario con la presenza del Vicario Episcopale Mons. Bruno Molinari. E’ stata l’occasione per rivedere il cammino percorso e guardare avanti, dopo la partenza di don Carlo e l’arrivo di don Benjamin. Mons. Bruno ha esortato a non perdere mai di vista i valori spirituali che fondano una Comunità Pastorale: la comunione, la missione, la formazione … Sono i punti del progetto pastorale al quale dobbiamo sempre riferirci e che abbiamo steso all’inizio del nostro cammino: lo riprenderemo appena avremo spazio.
Il Vicario ci esortava a non scoraggiarci di fronte alle difficoltà e a non “perderci” nelle questioni organizzative (pure necessarie) da affrontare e risolvere di volta in volta.
Nella mia introduzione all’incontro ho sottolineato l’importanza e la novità della decisione (sostenuta dal Vicario) di noi tre preti di girare a turno, una settimana ciascuno, nelle parrocchie di Perego, S. Maria e Rovagnate. Don Giorgio ritiene più opportuno mantenersi fisso a Monte, anche perché c’è una presenza consistente di fedeli che vengono da fuori per ascoltare la sua predicazione e, quindi, aspettano una continuità tematica e di metodo: a seguito del suo seguitissimo blog si è creata una situazione inedita che ritiene utile seguire; ci darà comunque una mano nei momenti di bisogno.
E’ una scelta più impegnativa che rimanere fissi in una parrocchia: lo è per noi e per voi. Significa che ciascun sacerdote è impegnato a conoscere, frequentare e amare i parrocchiani di tutte le parrocchie che costituiscono la Comunità; significa che i parrocchiani sono chiamati ad amare ciascun sacerdote con i suoi pregi e difetti. E’ evidente che i fedeli, per la propria vita spirituale, sono poi liberi di scegliere a chi riferirsi.
Dal punto di vista degli ambiti della pastorale si stanno costituendo le commissioni unitarie che saranno coordinate da uno di noi: diventano necessarie per concordare insieme le iniziative; saranno il “braccio operativo” con rappresentanti di ciascuna parrocchia. Nel Direttivo abbiamo individuato le seguenti commissioni che saranno coordinate da uno di noi: Catechesi (don Mario); Pastorale giovanile e oratori (don Walter e Maria Luisa); Famiglia (don Mario); Liturgia (don Benjamin); Caritas/Missioni (don Eugenio); Terza età e malati (don Eugenio e don Benjamin).
Riteniamo opportuno inoltre rendere più snello il Consiglio Pastorale Unitario riducendolo a tre membri per ogni parrocchia: saranno nominati dai singoli Consigli pastorali parrocchiali; i due consigli si raduneranno alternativamente un mese l’uno e un mese l’altro…salvo necessità particolari.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che si creano, anche semplicemente organizzative, ma siamo convinti che, col tempo, si potranno superare e ci guadagnerà la mentalità di appartenenza alla Comunità Pastorale. Come battuta dicevo che occorre passare dallo slogan: “…se vai a messa fuori parrocchia sarai un buon cristiano, ma non un buon parrocchiano” a quello: “…ama ciascuna parrocchia della comunità pastorale come la tua” (tra l’altro indicato dall’Arcivescovo in più occasioni).
Più volte ci è chiesto il perché di queste “complicazioni”. Si tratta di prepararci ad un futuro non lontano che prevede la presenza di soli due preti (si spera con un aiuto esterno) per le 4 parrocchie. Questo richiede che i laici si appassionino corresponsabilmente alle proprie comunità così che i sacerdoti siano dediti soprattutto a ciò che è proprio del loro ministero. Inoltre occorre tener conto delle mutate condizioni religiose e sociali che ci fanno vivere in un “mondo globale” dove si deve passare da una religiosità statica (spesso di facciata) ad una fede convinta e missionaria. E’ una sfida che ci deve vedere cristiani contenti di essere chiamati dal Signore ad annunciare il suo Vangelo testimoniandolo con la vita. Ci affidiamo quindi ancor più ai doni del suo Spirito e all’intercessione del patrono S. Antonio Abate.
Don Eugenio e Direttivo
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